La recita progressista che insidia la sinistra
ITALIA. Giuseppe Conte ha imparato della politica le regole più scabrose, utili per far ballare sulle punte il Pd che con Elly Schlein si è ostinato a ritenerlo un alleato imprescindibile.
Lettura 2 min.Due definizioni fino a ieri sovrapponibili – essere di sinistra ed essere progressisti – si sono recentemente disaccoppiate. Giuseppe Conte si autodefinisce progressista, non dice mai di essere di sinistra, ed Elly Schlein lo lascia fare, usa raramente quell’aggettivo. Capo di un partito che è nato disprezzando destra e sinistra (Pdl e Pd senza elle diceva Grillo), Conte deve far dimenticare il Governo gialloverde, il più a destra della storia repubblicana. Il capo attuale dei 5Stelle, killer spietato del fondatore, ha imparato della politica le regole più scabrose, utili per far ballare sulle punte il Pd che con Elly Schlein si è ostinato a ritenerlo un alleato imprescindibile, consegnandosi così alla sua voglia di tornare a Palazzo Chigi, magari addirittura battendola alle primarie.
L’intuizione di Conte
Va riconosciuto al furbo leader postgrillino di avere scelto bene la parola progressista. Un bel termine, più moderno dell’espressione classica di «sinistra». È comunque servito nell’immediato per smorzare la definizione del grande intellettuale Pci Biagio Di Giovanni, scomparso da poco, che di Conte aveva detto: «Davanti a noi sta un uomo inquietante, che ha accettato di presiedere due governi di segno opposto senza battere ciglio, annegando la politica in un pantano di potere senza idee».
Per scrollarsi da questa definizione tombale e dar fastidio concorrenziale al Pd, Conte ha avuto dunque un’intuizione efficace, quella di intestarsi una parola forte ed elastica. Essere progressisti indica un traguardo dinamico, magari persino scomodo. Sinistra è invece solo un posizionamento in realtà statico, se non puoi fare la rivoluzione. Maestro di ambiguità, ha trovato il modo di essere più libero e spiazzante, l’ideale in un mondo post ideologico.
Ha addirittura raccontato di aver votato nella sua prima vita per Ciriaco De Mita, e alternativamente per i radicali, tanto per darsi un’immagine controcorrente, sbarazzina, seduttiva per i giovani. Insomma, una furbata utile per parlare con quel mondo in cui la sinistra estrema assomiglia alla destra estrema e l’astensione può trasformarsi in partecipazione decisiva. Progressista va bene, funziona, è una buona carta da giocare nel momento in cui la destra fatica con il sovranismo anacronistico, oggi screditato da Donald Trump e Bibi Netanyahu, e la sinistra chiude in un ghetto la sua componente riformista, soggiogata da un ristretto vertice sessantottino di ritorno.
Lo scenario
E così i sondaggi lasciano pensare all’incredibile, e cioè che l’ex vice di Di Maio e Salvini si mangi il consenso Pd e faccia a Schlein lo scherzo che lei fece anni fa a Bonaccini: arrivare senza essere visti.
Recitare da progressisti rende, ti fa sembrare più moderno. Cosa sia il vero progressismo non è un punto decisivo. Se ne parlerà in un’altra sede, a voti acquisiti. La duttilità progressista (che non a caso ha in sé anche un contenuto riformista) è più efficace della purezza ideologica di sinistra, che ha ancora tanti tabù e tanti totem da abbattere. Può succedere che per fare cose di sinistra, la sinistra rinneghi per l’appunto il progressismo, guardi indietro anziché avanti.
Caposaldo storico di questo contrasto fu il referendum sulla scala mobile: più progressista il sindacato che con Craxi la voleva abolire o la Cgil di Lama che accettava l’inflazione? Più avanti verso il progresso il Jobs Act del primo Pd che lo voleva o quello del secondo che preferì farsi battere in un nuovo referendum fallito? E oggi: come gestire il ritorno del nucleare, tema sul quale la sinistra si irrigidisce istantaneamente e Conte furbetto fischietta innocente Ha senso progressista battersi da sinistra contro un termovalorizzatore alternativo alle discariche, con vapore acqueo al camino che produce solo piccoli residui di carbonio da mescolare all’asfalto?
Poi magari l’impreparazione culturale del partito di Conte non trasformerà il progressismo in progresso, ma in questo mondo cinico e pragmatico già lo scavalco a parole sui temi della modernità può essere letale, presso un elettorato meno sensibile di un tempo a tanti tabù datati.
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