L’ascensore sociale affidato a Marracash
ITALIA. Se in Italia è rimasto solo Marracash a preoccuparsi dell’ascensore sociale, qualche domanda il Paese deve porsela. Ma andiamo con ordine.
Lettura 2 min.Una decina di giorni fa, il 21 maggio, è stato presentato il Rapporto annuale 2026 dell’Istat. Fra i molti numeri che fotografano un quadro economico sostanzialmente noto, c’è un dato sociale da stampare a caratteri cubitali e su cui è indispensabile fermarsi a riflettere: per la prima volta, l’ascensore sociale si è capovolto. Vediamo cosa significa con il metro della statistica. Per i nati fra il 1980 e il 1994, grosso modo la generazione dei cosiddetti Millennials, la mobilità sociale è aumentata: infatti, il 73,6% di loro si trova in una classe sociale diversa da quella dei genitori. Il problema è che la possibilità di scivolare verso il basso (pari al 27,1%) è cresciuta rispetto alle generazioni precedenti e, per la prima volta appunto, è diventata più alta della possibilità di salire verso l’alto (ferma al 25,1%).
Sulla mobilità sociale incide l’intensità con cui le origini sociali dei singoli condizionano o meno il futuro occupazionale e, di conseguenza, il livello di benessere economico. In altre parole, si vede quanto nel Paese prevalga un’ereditarietà sociale e quanto invece possano essere premiate le capacità personali (si parlerebbe di merito, ma il concetto rischia di essere controverso). Le considerazioni che si leggono nel Rapporto sono sconfortanti: «A parità di altre caratteristiche individuali, le origini sociali continuano a influenzare le opportunità di raggiungere o mantenere posizioni socialmente più vantaggiose, così come il rischio di restare o scendere in posizioni meno favorevoli».
Coincidenza vuole che pochi giorni dopo la pubblicazione di questo dato, da martedì a giovedì della settimana scorsa, nelle sale cinematografiche è arrivato il docufilm evento «King Marracash», in testa al box office fin dal primo giorno. Il documentario racconta la storia del rapper 47enne cresciuto nel quartiere Barona di Milano e arrivato a conquistare il Disco di Diamante con l’album «Persona», che ha venduto più di mezzo milione di copie. «Vengo dalla periferia di tutto. Vengo da un niente che penso possa essere di ispirazione per tutti», esordisce nel film Marracash, al secolo Fabio Bartolo Rizzo, ricordando fra le altre cose quale grande tesoro, in quel deserto di opportunità, fossero le biblioteche: «Con una tessera portavi a casa tanti libri». Il resto è il dipanarsi di un percorso personale e professionale che va visto e capito per intero; raccontato per ispirare i ragazzi - «mi è sempre premuto» - e dedicato «a chi non si arrende a una storia già scritta». Il 18 aprile scorso, dopo una tournée culminata a San Siro, con circa 300mila biglietti venduti in tutto il 2025, Marracash è tornato là dove tutto è iniziato, alla Barona, e ha tenuto un concerto a prezzi popolari fra i palazzi della «periferia di tutto», destinando il ricavato a progetti per il quartiere.
Ci preoccupiamo molto, e giustamente, dei figli che non si fanno più. Ma dei giovani che ci sono e che non vediamo, se non scoprirli sporadicamente con sorpresa, ci stiamo preoccupando? E non è che le due questioni siano legate?
Nel volgere di una settimana, c’è un filo rosso che lega l’ascensore bloccato, anzi capovolto, fissato in un’istantanea dal Rapporto dell’Istat e il racconto del successo di Marracash: per uno che ce l’ha fatta, quanti restano ai margini? Ci preoccupiamo molto, e giustamente, dei figli che non si fanno più. Ma dei giovani che ci sono e che non vediamo, se non scoprirli sporadicamente con sorpresa, ci stiamo preoccupando? E non è che le due questioni siano legate?
Il tema è chiaramente politico e non conforta sapere che, per quanto sia cresciuta l’occupazione, a far da traino sono stati soprattutto i senior e il tasso di occupazione fra i giovani resta fra i più bassi in Europa. Così come non conforta leggere che abbiamo speso solo il 2,5% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per i giovani under 35, contro l’11% della Spagna, il 9,5% della Germania e il 6,4% della Grecia. Vogliamo che l’Italia continui a restare bloccata nelle sue classi sociali senza ascensore e a incentivare i giovani ad andarsene?
© RIPRODUZIONE RISERVATA