Le assenze al 2 Giugno, la qualità della politica

ITALIA. La politica italiana vive da molti anni una stagione intinta di ombre, surclassata dalle allucinazioni dei social, oscillante tra prudenze ipocrite e atteggiamenti gaglioffi.

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Questo insieme di fattori - che, ovviamente, non riguarda tutti, ma produce sconcerto - rappresenta un fenomeno rischioso per la democrazia. I segnali di slabbramento della qualità del ceto politico non possono essere considerati un elemento privo di effetti, una febbriciattola passeggera, ma vanno valutati in maniera attenta da chi ha responsabilità istituzionali.

Senza farne oggetto esplicito di condanna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha manifestato preoccupazione per la situazione e lo ha fatto - come sovente decide di fare - attraverso una sorta di allargamento dei terreni della partecipazione civile. Ciò lo si può dedurre facilmente dalle iniziative con le quali ha integrato i momenti tradizionali della presenza del personale politico e istituzionale, chiamando «a rapporto» personalità del mondo della cultura, dell’economia, dello sport, della società civile. Una scelta coraggiosa dalla quale si evince la sua convinzione sul ruolo del Capo dello Stato, quale titolare delle funzioni di equilibrio dei poteri.

Le reazioni delle istituzioni

Strategia di grande significato etico, che, però, talvolta resta inascoltata. Un esempio (non il primo, peraltro) si è verificato con il festeggiamento del 2 Giugno. Data fondamentale della svolta dalla decadente monarchia dei Savoia alla vittoria del Fronte repubblicano nel 1946. Vittoria alla quale offrì apporto inestimabile il voto delle donne. Ricorrenza oggi degli ottanta anni dalla nascita della Repubblica. L’inadeguato spessore di alcuni alti rappresentanti istituzionali ha trovato concreto comportamento. Uno dei due vice presidenti del Consiglio dei ministri ha ritenuto plausibile non partecipare alla manifestazione pubblica del 2 Giugno, ritenendola non pertinente alla sua persona. In analogo scivolone è incappato l’altro vice premier del Governo, il quale confonde i ruoli istituzionali con quelli politici. Con tutta evidenza siamo a un livello molto preoccupante della caratura del personale politico.

La figura di Tina Anselmi

Matteo Salvini («Ero impegnato al lavoro», ha detto a proposito di un giorno festivo) e Antonio Tajani forse non colgono quanto sia importante il comportamento che hanno non soltanto coloro che ricoprono un ruolo di partito, ma ancor più quello di rappresentante delle istituzioni dello Stato. Per cogliere il progressivo e preoccupante scadimento dell’etica pubblica, basta pensare alla figura di Tina Anselmi, prima donna ministro nella Repubblica, alla quale fu chiesto nel 1992 di non presentarsi nel suo collegio parlamentare. Richiesta accettata per senso del dovere. Ne emerge una spiacevole considerazione: avremmo sempre più bisogno di personalità del suo calibro.

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