Lega in crisi, cosa serve per riuscire a cambiare

ITALIA. La Lega è in crisi. Già c’era una debolezza strisciante, segnalata dai sondaggi, poi l’irruzione di Vannacci ha evidenziato un problema di difficile gestione e incerto recupero, che sta paralizzando le attività del vertice.

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L’impianto del partito resiste e il segretario resta in sella, anche per la riluttanza dei possibili sostituti, e il logoramento coinvolge persino Luca Zaia, perché non è un personaggio che possa fare il vicesegretario, ma indugia nelle retrovie. Almeno al Nord la Lega avrebbe risorse per resistere e riprendersi, ma occorre una svolta molto faticosa da fare, perché vanno riviste le priorità e non è certo Matteo Salvini che può farlo difendendo il fortilizio maggioritario che lo sostiene.

Gli amministratori locali, vera forza

La vitalità su cui la Lega può fare ancora affidamento è quello dei suoi amministratori locali, la forza vera, con punti anche di eccellenza resi più evidenti dalla mediocrità della politica nazionale. Il punto è che questi soggetti devono avere il coraggio di portare al vertice argomenti e modalità comportamentali del tutto nuove, con un linguaggio di verità di cui hanno dimostrato di aver dimestichezza, ma è stato fin qui annegato dalla propaganda salviniana.

Le parole di Fedriga

Il caso più recente e significativo è quello di Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli e della Conferenza delle Regioni. In una festa di partito ha preso per le corna il problema della difesa del Paese, usando un linguaggio che in questo Paese di demagoghi, sembra da statista, affermando che «è troppo facile dire invece di un fucile costruisco un ospedale». «Vi dico, ha aggiunto, che investire sulla difesa non vuol dire sparare in giro per il mondo. Vuol dire proteggere le nostre navi commerciali… da chi vuol impedire il commercio mediterraneo». E, per essere chiaro verso le imprese, «senza la nostra Marina, tutta la nostra logistica e l’economia del Friuli e dell’Italia legata alla logistica, muore». L’esatto contrario di quello che dice Salvini sulla politica estera e della difesa di taglio putiniano e trumpiano.

Lega al bivio, quale Lega vuole essere?

È questa la Lega che può sopravvivere, non quella che a Roma e nei talk insegue Conte, Fratoianni e una parte nel Pd nella demagogia di un mondo che è diverso da come vorremmo tutti. È un po’ il cammino che ha fatto Meloni contraddicendo le promesse della campagna elettorale. L’altro giorno, alla Festa di Libero, per rispondere sul tema del rapporto con gli Usa, ha detto che «la nostra politica estera è la stessa da 80 anni». Un’affermazione davvero sorprendente per una leader che ha preso i voti nel 2022 dicendo che in Europa la pacchia era finita.

La Lega deve dunque scegliere a sua volta se continuare il doppio binario di un pensiero ferocemente antieuropeo dentro una politica che ha nell’Europa il presidio della sua sovranità vera, se abbiamo finalmente capito il messaggio che viene dalla Casa Bianca. Salvini scommette sulla vittoria degli estremisti in Europa alle prossime elezioni, per fare comunella con i Bardella e con AfD, come se Orban non avesse insegnato nulla.

Ma prima di arrivare a questa eventualità c’è un anno che potrebbe essere difficile da reggere. Dato che la Lega non può permettersi di provocare elezioni anticipate, Salvini resta in mezzo al guado. Con una aggravante, e cioè che i cavalli di battaglia tradizionali valgono sempre meno. Il federalismo è impantanato nonostante la larga maggioranza e la lunga durata del Governo, ma soprattutto è ormai un ferro vecchio per un elettorato del Nord, e per le sue piccole e medie imprese, che chiedono a Roma una politica industriale e sono ben poco entusiaste di una costosa, lunga e difficilissima operazione istituzionale.

Quanto al tema immigrazione, la concorrenza di Vannacci è insuperabile per un partito di governo. L’altro giorno alla Camera ha schierato la sua dozzina di rappresentanti in una incredibile intemerata di taglio razzista, e sarebbe se mai stata significativa una risposta leghista di serietà e compostezza. Dunque, tempi grami per chi non vuole cambiare e se cambia non ha la forza di farlo davvero.

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