Nel mondo globale c’è bisogno di umanesimo
MONDO. Pubblichiamo la «Lectio magistralis» che il prof. Edgar Morin tenne al Centro congressi di Bergamo il 27 febbraio del 2003 in occasione della consegna di una laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione da parte dell’Università degli Studi di Bergamo.
Lettura 3 min.In omaggio al grande filosofo scomparso sabato 30 maggio a Parigi, pubblichiamo qui integralmente il testo della «Lectio magistralis» che il prof. Edgar Morin tenne al Centro congressi di Bergamo il 27 febbraio del 2003 in occasione della consegna di una laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione da parte dell’Università degli Studi di Bergamo. Un testo che, a distanza di oltre 23 anni, mantiene una sorprendente attualità.
Magnifico Rettore, cari colleghi, vi ringrazio della vostra ospitalità, e dell’onore che mi fate. E ringrazio molto il professor Mauro Ceruti, amico, o piuttosto fratello in comunità di pensiero, in comunità di affetto. Lo ringrazio di questo suo elogio quasi postumo, con il piacere supplementare di averlo ricevuto prima dell’ora fatale. Il tema del mio intervento sarà: educare all’era planetaria. L’era planetaria comincia con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, con la circumnavigazione della Terra di Ferdinando Magellano e la scoperta copernicana che la Terra è un pianeta che gira attorno al Sole. L’era planetaria si è sviluppata attraverso la colonizzazione di tutti i continenti, l’occidentalizzazione del mondo, la pratica della schiavitù, e anche grazie alla moltiplicazione delle relazioni e delle interazioni tra le diverse parti del globo.
Dopo le varie decolonizzazioni del ’900, e dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, nel 1990 è cominciata la globalizzazione, che ha insediato un unico mercato mondiale sotto la legge del liberalismo economico e, nello stesso tempo, ha generato una rete di comunicazioni estremamente ramificata.
Dopo le varie decolonizzazioni del ’900, e dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, nel 1990 è cominciata la globalizzazione, che ha insediato un unico mercato mondiale sotto la legge del liberalismo economico e, nello stesso tempo, ha generato una rete di comunicazioni estremamente ramificata. Gli sviluppi scientifici, tecnici, economici producono un divenire planetario comune per tutti gli esseri umani. Si può dire che il pianeta è diventato una nave spaziale che viaggia grazie alla propulsione di quattro motori scatenati: scienza, tecnica, industria, profitto. E nello stesso tempo la minaccia nucleare e la minaccia ecologica che grava sulla biosfera impongono all’umanità una comunità di destino. Così è diventata vitale la consapevolezza di questo destino planetario che stiamo vivendo. È diventato essenziale illuminare e concepire il caos degli eventi, le loro interazioni e le loro retroazioni – in cui si mescolano e interferiscono processi economici, politici, sociali, nazionali, etnici, mitologici, religiosi – che tessono il nostro destino. Dobbiamo cercare di sapere chi siamo, che cosa ci sta capitando, dove si nasconde la minaccia che dobbiamo tutti provare a individuare con chiarezza.
Purtroppo, proprio nel momento in cui il pianeta ha sempre più bisogno della nostra capacità di capire i problemi fondamentali e globali, nel momento in cui noi abbiamo bisogno di comprendere la loro complessità, i sistemi di insegnamento tradizionali adottati in tutti i Paesi continuano a separare, a disgiungere le conoscenze che dovrebbero invece essere interconnesse, e continuano a formare menti unidimensionali ed esperti riduzionisti che privilegiano una sola dimensione dei problemi umani, occultando tutte le altre.
Purtroppo, proprio nel momento in cui il pianeta ha sempre più bisogno della nostra capacità di capire i problemi fondamentali e globali, nel momento in cui noi abbiamo bisogno di comprendere la loro complessità, i sistemi di insegnamento tradizionali adottati in tutti i Paesi continuano a separare, a disgiungere le conoscenze che dovrebbero invece essere interconnesse, e continuano a formare menti unidimensionali ed esperti riduzionisti che privilegiano una sola dimensione dei problemi umani, occultando tutte le altre. La scienza economica, ormai tanto sofisticata da essere diventata regina e guida delle nostre politiche, non riesce a concepire e a comprendere tutto ciò che non è calcolabile, qualificabile: passioni, emozioni, gioia, infelicità, credenza e speranza, che sono poi la carne dell’esperienza umana. Così la nostra formazione scolastica, universitaria, professionale, ha fatto di noi degli uomini incapaci di farsi carico della condizione di cittadini dalla Terra, oggi divenuta necessaria. Ecco dunque l’urgenza, vitale, di «educare all’era planetaria».
Educare all’era planetaria
Questo compito rende necessaria una riforma del nostro modo di conoscere, una riforma del nostro modo di pensare, una riforma dell’insegnamento: tre riforme interdipendenti. In questa prospettiva e per questa ragione mi pare necessario ripensare i problemi di metodo. Metodo inteso non come programma, ma come aiuto per affrontare la sfida onnipresente della complessità. Inoltre, è necessario dare un senso alla nozione di complessità, una parola molto utilizzata ma spesso solo per esprimere un’incapacità di descrizione o di spiegazione, ed è necessario anche proporre alcuni princìpi per affrontare le diverse complessità che incontriamo, al fine di concepire l’era planetaria nella sua dimensione storica, e quindi multidimensionale, e di indicare che nella crisi generalizzata di questo secolo appena iniziato si sta formando l’infrastruttura di una societàmondo che è ancora in gestazione, ma che noi dobbiamo aiutare a nascere. In questa occasione mi pare dunque necessario promuovere un «umanesimo planetario». E sono felice di poterlo fare qui in Italia, patria dell’Umanesimo, e segnatamente a Bergamo, in questa Università dove si trova il CE.R.CO, Centro di ricerca sull’antropologia e l’epistemologia della complessità, che sta lavorando e lavorerà per contribuire proprio alla formazione e allo sviluppo di un umanesimo planetario.
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