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MONDO. Scommette sulla loro inquietudine che non è un difetto, ma una grande opportunità.
Lettura 2 min.Leone ieri ad Assisi ha proseguito una specialissima catechesi inaugurata nei giorni di riposo a Castelgandolfo con tre video messaggi inviati ad altrettanti appuntamenti che vedevano riuniti giovani in Portogallo, in Perù e in Brasile. E ieri ha chiuso il perimetro con la visita ad Assisi dove si sono radunati giovani che hanno abbracciato la spiritualità francescana. Va detto subito, per evitare equivoci, che la spiritualità francescana non è null’altro che la spiritualità normale della Chiesa, come ha insegnato Papa Francesco che non era francescano. È la spiritualità della missione, intreccio di preghiera e impegno per «riparare il mondo».
Papa Leone ha spiegato che non è cosa facile, ma assolutamente possibile. Dipende dalla postura che si sceglie nei confronti del mondo. Un giovane che oggi fa come quel matto di Assisi ottocento anni fa forse fa la cosa giusta. C’è un passaggio delle parole di Prevost ieri a Santa Maria degli Angeli che può lasciare stupiti. Ad un certo punto ha spiegato che l’Europa e il mondo intero cercano giovani modello di «nuovi santi». È questa la scommessa del Papa davanti ad un mondo che ritiene i giovani un soggetto sociale fragile, da proteggere, da seguire con pazienza accordando loro praticamente tutto, senza spaventarli, anzi mostrando orizzonti corti per non turbarli, come si fa con i bambini che per la prima volta vedono il mare e travolti dall’immensità si girano rifugiandosi in lacrime tra le braccia dei genitori.
Leone no, Leone non intende proteggere i giovani, perché li prende sul serio. L’inquietudine dei giovani non lo inquieta, anzi lo sollecita a dire che una cosa buona, è ricerca del proprio posto nel mondo e del proprio ruolo per ripararlo. Alla fine è la risposta alla domanda del Vangelo «Signore cosa vuoi che io faccia?». E siccome la riposta non è semplice né immediata un po’ di sana inquietudine va solo bene. Ai giovani peruviani ha addirittura detto che un po’ di «santa ribellione» va altrettanto bene. È l’eco dell’insegnamento di Bergoglio non «balconear», non stare seduti comodi sul divano. Ai giovani brasiliani riuniti a Fortaleza ha offerto una lettura non moralistica delle nuove tecnologie che i giovani usano compulsivamente e che sono argomento di discussione e spesso di conflitto con gli adulti, i quali di solito, non spendendo che dire, proibiscono.
Leone no, ancora no! Non si mette di traverso, non spegne la tecnologia. Dice che va usata, Intelligenza Artificiale compresa, con moderazione e disciplina. E lascia ai giovani il compito di dotarsi di autodisciplina. Ad Assisi ai giovani chiede di riparare il mondo, spiega che la loro santità è indispensabile e che seguire quell’uomo del Vangelo che già aveva incantato Francesco oggi è «un atto rivoluzionario». Scommettere sui giovani al tempo degli anti-ideali, dell’intelligenza artificiale, della «slopaganda», della polarizzazione del dibattito pubblico con forti reazioni emotive, significa sfilare i giovani dalla confort zone dove gli adulti li hanno costretti per paura del ritorno di un Sessantotto globale.
Leone va in direzione contraria perché sa cogliere i segni. Nel mondo ci sono giovani inquieti che possono riparare il mondo, o dare una mano a farlo, come il movimento degli scarafaggi in India che chiedeva la riforma dell’istruzione. Ci sono giovani che possono abbattere muri, liberare la mente da «fantasmi» cioè da «nemici inventati per paura e ignoranza». Nessuno al pari di Leone sta con loro e ieri ad Assisi li ha rimandati nel mondo, dove tanto c’è da fare.
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