(Foto di archivio)
IL COMMENTO. Il dato della nostra provincia fotografa un’urgenza sempre più pressante. Se nel 2025 erano 102 i Comuni con minori ospitati in comunità o in affido, oggi da Adrara San Rocco a Zogno sono 117. Con una spesa a loro carico passata da 9.138.621 a quasi 11 milioni (10.981.106 euro per la precisione), più 20% in un anno.
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«In comunità la guerra ce l’hai dentro. È un lavoro di trincea». Incertezze, difficoltà pesanti che gli educatori provano ad arginare nel quotidiano. Educatori ma anche genitori affidatari, quelli che si rendono disponibili ad accompagnare verso una crescita meno difficile bambini e adolescenti per i quali sia stato disposto l’allontanamento dalla propria casa familiare con provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il dato della nostra provincia fotografa un’urgenza sempre più pressante. Se nel 2025 erano 102 i Comuni con minori ospitati in comunità o in affido, oggi da Adrara San Rocco a Zogno sono 117. Con una spesa a loro carico passata da 9.138.621 a quasi 11 milioni (10.981.106 euro per la precisione), più 20% in un anno.
. Garantendo la «copertura» dei costi rendicontati dalle amministrazioni di questi 117 Comuni al 60,9%, contro il 29,8% di un anno fa
I dati arrivano dallo schema del decreto approvato in Conferenza Stato-Città e autonomie locali e consegna un confortante incremento dello stanziamento, visto che le risorse distribuite alla Bergamasca salgono dai 2,7 milioni del 2025 ai quasi 6,7 di quest’anno, più 146%. Garantendo la «copertura» dei costi rendicontati dalle amministrazioni di questi 117 Comuni al 60,9%, contro il 29,8% di un anno fa.
Bene, quindi? Non proprio. A dirlo sono i nostri sindaci, forse più per la cornice generale che non per i soldi portati a casa a questo giro. Non benissimo perché – e qui ci fermiamo ai numeri – la coperta è corta e la voce della spesa sociale pesa sempre più sul bilancio degli enti locali: se arrivano 369mila euro a Boltiere e un euro a Caprino Bergamasco (qui decisamente non bene, i parametri per stabilire il quantum premiano chi ha avuto una spesa particolarmente consistente e i paesi più piccoli), conviene anche chiedersi quale sia stato qui il costo sostenuto in un anno, indicatore di un malessere in deciso aumento. Risposta: 415mila euro per Boltiere, una spesa enorme per un paese che conta in tutto 6mila abitanti, e 5.775 euro a Caprino, 3mila residenti.
Da tempo chi amministra i nostri Comuni chiede continuità, misure strutturali e non una tantum e si arrabatta tra le pieghe dei bilanci istituendo fondi appositi per i minori che il giudice decide di far allontanare da casa, consapevoli che dire «spesa sociale» significa parlare anche di disabilità, assistenza educativa (esplosa negli ultimi sei anni), anziani. Non a caso un primo cittadino ricorda che, da quando è approdato nel suo Comune nel 2010, la spesa per i servizi sociali è arrivata a sfondare gli 800mila euro (si partiva da mezzo milione), più di un quarto dell’intero bilancio che si assesta sui 3 milioni.
Ma se aumenta la richiesta di accoglienza di ragazzini che si trovano ad affrontare situazioni variegate – dai maltrattamenti ai conflitti familiari, dai problemi sanitari agli sfratti, oppure perché autori loro stessi di un reato – sono proprio le figure deputate ad accoglierli che mancano. Non più tardi di tre mesi fa, su queste pagine facevamo il punto sulla carenza di educatori professionali sociosanitari, quelli che operano in servizi come - appunto - le comunità per minori, le comunità mamma-bambino, nei progetti con adolescenti in difficoltà, oltre che nei servizi per disabili e nel campo delle dipendenze. Ora, nella Bergamasca sono circa 430, ma ce ne vorrebbero almeno il doppio. Lo stesso per gli assistenti sociali, le prime «sentinelle» di un disagio dilagante nelle nostre famiglie.
Ma se aumenta la richiesta di accoglienza di ragazzini che si trovano ad affrontare situazioni variegate – dai maltrattamenti ai conflitti familiari, dai problemi sanitari agli sfratti, oppure perché autori loro stessi di un reato – sono proprio le figure deputate ad accoglierli che mancano
E se la comunità viene considerata l’ultima possibilità – la soluzione cui approdare dopo il fallimento di ogni percorso, ecco perché non si esita a parlare di «trincea» – vale la pena interrogarsi sulle cause che portano un giudice ad allontanare un minore dalla sua famiglia. Alla base, situazioni ingestibili spesso figlie della solitudine di chi non sa trovare gli strumenti per essere genitore e costruire una relazione educativa che spesso, dall’altra parte, si scontra con la cultura del tutto e subito, figlia a sua volta di un mondo iperconnesso e parallelo, quello generato dai social e dall’utilizzo dilagante di psicofarmaci: non si regge il no e la relazione sfocia nella violenza. Ultima spiaggia: gli 11 milioni spesi per pagare la retta dei minori in comunità sono un invito ad andare oltre. A pensare a quanti altri ne servono per non arrivare lì. Una strada lunghissima, da fare insieme.
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