Rancori europei riemergono minacciosi
MONDO. «Nell’erba sta nascosto il serpente», diceva Virgilio nelle sue «Bucoliche».
Lettura 2 min.Ebbene, ora che si dirada l’«erba protettiva americana» che copriva il continente europeo, escono allo scoperto i «serpenti» del nazionalismo che intendono ancora spargere il proprio veleno per attizzare conflitti latenti. Del tutto inaspettata, per un presidente impegnato in una guerra esistenziale contro la Russia, è arrivata la decisione di Zelensky di conferire a un reparto militare il titolo di «Eroi dell’UPA» (Esercito Insurrezionale dell’Ucraina), noto in Polonia per aver commesso massacri di polacchi in Volinia e Galizia Orientale nel 1943-44. L’iniziativa, forse attribuibile a motivi di politica interna per motivare le truppe più leali ed efficienti, è quantomeno improvvida e, soprattutto, non tiene conto delle sensibilità di un Paese (la Polonia) che da più di 4 anni rappresenta l’hub essenziale da dove transitano tutti gli aiuti economici e militari per l’Ucraina.
Inutile dire che a Varsavia c’è stata una levata di scudi che immediatamente (e impulsivamente) ha indotto il presidente, Nawrocki, a revocare al leader ucraino l’Ordine dell’Aquila Bianca, l’onorificenza più alta polacca. Di rimando Zelensky ha restituito la decorazione alla presidenza polacca e così ha fatto pure l’ambasciatore ucraino a Varsavia, titolare anche lui della stessa insegna.
Tutto ciò ha aperto una grave crisi diplomatica che ha spinto Zelensky a non partecipare alla Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina che si tiene a Danzica in questi giorni. Il governo polacco – notoriamente in conflitto con il presidente Nawrocki – ha dovuto necessariamente criticare la scelta di Kiev, anche tenendo conto di un preoccupante sentimento anti-ucraino nella popolazione, ma sta tentando di stemperare i toni, soprattutto per non mettere a repentaglio la cooperazione comune contro la Russia.
Certamente a Mosca si fregano le mani nel vedere scoppiare un «bubbone» diplomatico tra Kiev e Varsavia soprattutto dopo aver constatato che la Polonia non era stata convocata al vertice dei «Volenterosi» (Francia, Germania, Regno Unito) di Londra del 6-7 giugno cui ha partecipato anche Zelensky. C’è da sperare che la crisi bilaterale troverà nelle prossime settimane una soluzione compromissoria visti gli importanti interessi in gioco, ma è evidente che venendo a mancare un ombrello di sicurezza credibile da parte americana, in Europa si riaprono le «faglie telluriche» di tradizionali frizioni storiche. Se la protezione esterna Usa non è più una certezza e gli Stati europei non hanno saputo darsi per decenni un’unità politica, ciascun governo ha maggiori incentivi a mostrarsi inflessibile sui temi identitari. Le memorie bilaterali irrisolte riemergono pericolosamente e si riaccende più forte la competizione per leadership regionali giustificabili da narrative storiche. Lo spettro del revisionismo torna ad affacciarsi.
Ma dove sono i rancori storici sedimentati più importanti in Europa?
Il Kosovo, la cui nascita e sopravvivenza dipendono dagli Usa, è percepito dalla maggioranza dei serbi come «inaccettabile» da un punto di vista storico, simbolico e nazionale, ma il governo di Belgrado è stato trattenuto finora da «avventure belliciste» dalle pressioni di Washington e dall’attrazione verso l’Europa e dalle sue istituzioni comunitarie.
Ugualmente fragile perché politicamente divisa e con un assetto istituzionale complicato e farraginoso, è la Bosnia Erzegovina dove le tre principali comunità politiche – bosniaci, serbi e croati – non condividono la stessa idea di Stato. Attori esterni come la Russia attizzano i contrasti, mentre l’Ue si muove troppo lentamente e non riesce a incidere per consolidare la sicurezza nell’area. Nello scacchiere mediterraneo la questione cipriota potrebbe riaprirsi vista la sempre maggiore assertività turca nel Mare Nostrum dove, ad esempio, ha messo radici profonde in Libia marginalizzando Italia e Francia da quel Paese.
Una nuova disputa sulla sovranità marittima potrebbe riattizzare una permanente rivalità strategica. Lingua, nazione e memorie identitarie sono alla base della rivalità tra Bulgaria e Macedonia del Nord dove esistono tentazioni di utilizzare la Storia per accrescere il consenso interno. Altri nazionalismi e conflitti ideologici sono in agguato tra Ungheria, Romania e Ucraina, Stati memori del Trattato del Trianon (1920) che mutilarono fortemente l’Ungheria, confinando milioni di ungheresi negli Stati limitrofi e creando tensioni per supposte o reali discriminazioni nei confronti delle minoranze magiare.
Quasi ogni giorno il presidente americano si adopera alacremente per convincere gli europei su una minore credibilità americana: lo scoppio di nuovi conflitti tra nazionalisti è forse il prezzo che si dovrà pagare per non essere riusciti a fare gli Stati Uniti d’Europa? Incrociamo le dita.
*Ex ambasciatore d’Italia in Polonia e nella Repubblica Ceca
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