Tra guerre ed energia un unico filo
GEOPOLITICA. Il primo ministro italiano Giorgia Meloni nel solo 2026 ha fatto otto viaggi nei Paesi arabi, su ventinove all’estero, l’ultimo nello scorso weekend in Kuwait. Il «pellegrinaggio» dal Mediterraneo attraverso il Mar Rosso verso il Golfo Persico è il segno di una politica estera legata al bisogno energetico.
Lettura 2 min.L’Europa vive la sua dipendenza tra sudditanza agli Stati Uniti e la benevolenza di quelli che una volta erano colonie o «dominion» di sua Maestà britannica. Il dramma del prezzo dei carburanti in Italia è ancor più sentito che negli altri Paesi europei. I francesi hanno l’atomo, gli spagnoli le rinnovabili, solo i tedeschi sono messi come noi ma non hanno il debito al 136% del Pil e possono aiutare le loro aziende in modo sostenibile. E questo spiega come l’impatto del caro carburanti in Italia sia tale da compromettere la competitività del sistema industriale. In questi anni il governo ha guardato con attenzione ai bilanci, ed è una fortuna, ma si è perso sul piano della crescita e dei salari. Le retribuzioni in Italia sono tra le più basse in Europa. La perdita di giovani talenti verso l’estero compromette il futuro tecno-industriale del Paese. Il ceto medio soffre: trovare casa costa troppo per gli stipendi di oggi. Una condizione che con i prezzi dell’energia saliti alle stelle induce alla ricerca di scorciatoie. Salvini apre il suo nuovo mandato con una domanda: mandare altre armi e altri soldi all’Ucraina e approvare altre sanzioni alla Russia è la via migliore per la pace? E non è solo. Basti guardare ai 5 Stelle in Italia. E del resto anche in Germania Manuela Schwesig, neo presidente del Land Meclemburgo Pomerania Anteriore, batte sul tasto diplomazia. Il che vuol dire che l’Ucraina deve rassegnarsi a cedere un pezzo del suo territorio nella speranza e non nella certezza che la Russia venga al tavolo dei negoziati. Un attore politico di peso della Spd che mette in dubbio la politica del suo partito a Berlino.
. Le retribuzioni in Italia sono tra le più basse in Europa. La perdita di giovani talenti verso l’estero compromette il futuro tecno-industriale del Paese. Il ceto medio soffre: trovare casa costa troppo per gli stipendi di oggi
Il gas russo non è solo una questione energetica, è la cartina di tornasole della capacità europea di sottrarsi al ricatto della propria impotenza
Merz e Meloni condividono lo stesso destino politico. Vivono nelle coalizioni dei loro governi i travagli di un Paese diviso sull’Ucraina. Con questa differenza: la Germania investe quasi mille miliardi per i prossimi dieci anni nel riarmo per diventare la più grande potenza militare convenzionale d’Europa. Finanzia tutto da sola e non vuole intromissioni. Venuta meno la supremazia nell’auto la Germania vuole mantenere l’egemonia con i grandi gruppi dell’industria degli armamenti militari. La postura militare tedesca rimarrà quindi anche quando Merz non sarà più al governo. E se per caso AfD vince alle prossime elezioni può essere che il bersaglio della rinnovata forza armata non sia più Mosca. La vicinanza della destra alla Russia e al putinismo è nota. A quel punto si porrà il tema. Verso chi verranno puntati gli armamenti della neo-potenza militare tedesca? Il paradosso del conflitto ucraino è che ha avvicinato la Russia al maggiore competitor dell’Occidente, la Cina, e anche alla Corea del Nord e ha al contempo portato l’Europa a rivivere le angosce di una potenza militare tedesca al centro del continente. Il gas russo non è solo una questione energetica, è la cartina di tornasole della capacità europea di sottrarsi al ricatto della propria impotenza. Solo un esercito europeo a comando unico può dare garanzie di indipendenza. Difendersi dalle minacce esterne è una necessità. Cautelarsi dagli spettri del passato un dovere.
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