Usiamo l’IA come nuova sfida di pace

SCENARI FUTURI. Esattamente un anno fa dalla nostra provincia partivano 15 pullman, un migliaio di persone desiderose di congiungersi ad altre centomila provenienti da tutta Italia. Dalle scarpe e nella voce, risuonava un solo canto di pace.

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La Marcia della Pace Perugia-Assisi 2025 fu una grande festa e rappresentò il culmine di quelle settimane fra settembre e ottobre così ricche di solidarietà internazionale e mobilitazione popolare. A un anno di distanza, pur temperata dall’inevitabile assuefazione che sopraggiunge per tutte le cose, guerra compresa, quella sensibilità e quelle istanze non sono evaporate. Del resto, per qualche teatro di guerra che ha conosciuto tregua, altrettanti focolai hanno iniziato ad ardere. La mappa geopolitica è variata, abbiamo scoperto l’esistenza degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb, ma soprattutto abbiamo visto piombare nel buio Iran e Cuba.

Lo sviluppo meno prevedibile – perlomeno ad un ritmo simile – lo abbiamo registrato sul fronte dell’evoluzione tecnologica. Non avevamo contezza della sua portata, a tal punto che, da qualche mese, il dibattito sul destino dell’umanità è catalizzato dall’avvento e di questo nuovo moloch: l’intelligenza artificiale generativa. Con quell’attributo, generativo, che pare affibbiato con una punta di sarcasmo. Il 9 settembre 2026 il ricercatore Jacob Coxon si è dimesso da Anthropic, uno dei principali attori del settore, per poter denunciare i pericoli connessi ad uno sviluppo incontrollato dell’IA, arrivando a profetizzare il 10% di probabilità di estinzione umana nell’arco di dieci anni; e non è stata l’unica voce a levarsi come monito. Il riverbero s’è fatto consistente al punto da conquistare per alcune settimane il dibattito pubblico. Scenario plausibile o profezia apocalittica? Già il fatto che sia lecito porsi un simile interrogativo non può che farci scattare un campanello d’allarme. Se ci lasciamo interrogare dalla questione – senza contingentarla al parallelo con la minaccia nucleare ai tempi della «guerra fredda» – se ne coglie rapidamente un primo effetto.

Il 9 settembre 2026 il ricercatore Jacob Coxon si è dimesso da Anthropic, uno dei principali attori del settore, per poter denunciare i pericoli connessi ad uno sviluppo incontrollato dell’IA, arrivando a profetizzare il 10% di probabilità di estinzione umana nell’arco di dieci anni; e non è stata l’unica voce a levarsi come monito

La dialettica fra riarmo e disarmo, il dibattito sulla difesa per come lo intendiamo oggi, ingiallisce subito. Mentre riflettiamo, diventa già vecchio. Costruire armi, magari riconvertendo parte del settore automotive, cercando quindi di risolvere due macro-problemi con un’unica soluzione, diventa anacronistico. Armi che, oltretutto, chi sarà in grado di maneggiare domani? Fino a quando ci sarà spazio per l’umano nella loro gestione e utilizzo? È evidente che il concetto di difesa sia di fronte a un salto quantico. Proprio per questo motivo, non possono non mutare le priorità d’investimento del ministero della Difesa. Chi scrive è ignorante in materia e non si addentra in un superiore livello di dettaglio. Intelligence, cybersecurity, controllo dei flussi informativi e molto altro ancora. Immagino che si possano elaborare programmi di difesa estremamente articolati a partire dalla composizione di questi elementi. In ogni caso, sarebbe miope circoscrivere l’analisi su di un piano squisitamente tecnico.

Gli istinti bellicosi che si generano nell’amigdala possono essere contenuti in una frazione di secondo dalla risposta della corteccia cerebrale, ce lo insegnano le neuroscienze

La connessione fra difesa e intelligenza artificiale è un fatto politico ad oggi prioritario, poiché ne va della sopravvivenza della polis stessa. Da come giocheremo questa rivoluzione tecnologica, se al servizio della guerra o della pace, passerà il futuro della nostra civiltà. Tutto ciò fa pensare e ci invita a considerare come, verosimilmente, la prima cosa da «riarmare» siano le coscienze. Un investimento innanzitutto di carattere formativo e pedagogico quale prima forma di tutela a nostra disposizione. Gli istinti bellicosi che si generano nell’amigdala possono essere contenuti in una frazione di secondo dalla risposta della corteccia cerebrale, ce lo insegnano le neuroscienze. In altre parole, l’uomo ragionevole sa ripudiare la guerra: è nella sua natura. L’avvento dell’IA alza l’asticella della sfida e impedisce all’uomo di nascondersi a sé stesso. La scelta di utilizzarla per un cambio di paradigma in materia di difesa, invece che per offendere, sarà il primo – già decisivo – banco di prova.

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