Cantieri, rinvii e certezze per le imprese

GRANDI OPERE. Qui di puntuale ormai c’è solamente il ritardo e per una volta non stiamo parlando di treni ma di cantieri.

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La liste delle opere pubbliche che segna il passo sul versante dei tempi di realizzazione si sta facendo sempre più lunga: il nuovo Palasport di Bergamo va ad aggiungersi al suo predecessore di via Battisti, destinato a diventare la futura Gamec. E che dire delle scuole elementari Rosa e Scuri? Per tacere dell’odissea dei cantieri Rfi del raddoppio Bergamo-Ponte San Pietro e del collegamento ferroviario con l’aeroporto di Orio.

Al tirar delle somme l’obiettivo dei tempi è stato centrato solo dalla linea T2 del tram (sul versante cantieri, poi c’è quello dei collaudi, ma stiamo comunque parlando di metà febbraio) e dalla contestatissima e-Brt. Per il resto c’è davvero da preoccuparsi.

Cosa sta succedendo?

Al netto dell’atavica tendenza italica di non rispettare i tempi previsti per i cantieri ora siamo di fronte all’onda lunga del Pnrr. Prima una marea di lavori da assegnare e un numero non sufficiente di imprese, dopo un drastico calo e la necessità di portare a casa comunque qualcosa e a tutti i costi. Si è così passati da due-tre cantieri in contemporanea senza avere sufficiente forza lavoro (o non essere comunque strutturati), con conseguenti ritardi, a ribassare al limite - e troppo spesso oltre - le offerte di gara salvo poi non stare nei conti e quindi andare ancora lunghi nei tempi, nel migliore dei scenari.

«Passata la sbornia del Pnrr, con tanti cantieri e poche imprese, ora si è tornati a ribassi al limite e spesso oltre per avere l’appalto»

In sostanza una costante gara al ribasso - pratica già nota in passato, va detto - con ricadute inevitabili su tempi, qualità e subappalti: una catena assai poco virtuosa. Ma il vero colpo di grazia è arrivato dall’aumento monstre dei costi dei combustibili e delle materie prime che ha travolto tutti e messo in difficoltà anche le realtà più solide. E all’orizzonte, passata la sbornia del Pnrr, non si annuncia granché di buono: nella migliore delle ipotesi il ritorno a una normalità di suo poco rassicurante, dove a maggior ragione è assolutamente necessario fissare dei paletti, dare certezze nelle regole e priorità a un settore fondamentale per la crescita del Paese.

Diversamente si rischia davvero grosso. Tra le certezze ci deve però essere anche quella dei puntuali pagamenti da parte delle stazioni appaltanti: ha colpito nei giorni scorsi lo sfogo social di un imprenditore che ha dovuto attendere due anni per ricevere le spettanze da un (grosso) committente pubblico, qui nel profondo Nord. E stiamo parlando di un cantiere di prim’ordine. Amara la sua conclusione: «Questo è un Paese e un contesto lavorativo per un imprenditore totalmente inaffidabile. E irriconoscente». Parole che lasciano il segno e devono far pensare.

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