Tragedia a Cassano, 66enne perde la vita nel fiume Adda: incastrato tra i massi

IL DRAMMA. Vittima un milanese di 66 anni, lunedì 8 giugno al «traversino» di Cassano: recuperato dopo tre ore sott’acqua. Due bagnanti hanno tentato di aiutarlo, tenendogli la testa fuori dal fiume: «Ma la corrente era troppo forte».

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Cassano d’Adda

Forse pensava che in questo punto non avrebbe corso rischi: del resto, qui l’acqua arriva appena sopra il ginocchio e questi massi sembrano rendere la corrente dell’Adda meno intensa. E, invece, anche tutti questi apparenti accorgimenti si sono rivelati inutili per un uomo di 66 anni, Marco Boscolo, milanese di Pioltello, che l’8 giugno pomeriggio è morto annegato in una modalità particolarmente drammatica.

Tradito dal fiume all’altezza di Cassano, in uno dei punti dove fare il bagno può dare l’idea di immergersi in una piscina: ma non è così, tant’è vero che in tutta l’area vige il divieto assoluto di balneazione. Il fondo è scivoloso, la temperatura dell’acqua si aggira attorno ai 14 gradi e questi enormi massi, posti qui per rallentare la corrente, ma che negli spazi tra uno e l’altro causano l’effetto opposto: la spinta del fiume diventa così intensa da essere pericolossima. Ieri, mortale.

Boscolo, che si trovava al «traversino» – la zona che separa l’artificiale canale della Muzza dal naturale corso dell’Adda, a poche decine di metri dal confine con la provincia di Bergamo – attorno alle 13.15 si è immerso in quelle che qui sono chiamate le «vasche»: tratti dove il fiume è stato suddiviso appunto con dei grossi massi, usati sia per passare dalla sponda verso la bergamasca fino al traversino, sia per rallentare la corrente. In gergo si chiama «colino». All’improvviso, il sessantaseienne è scivolato, cadendo in acqua. La corrente, comunque forte, lo ha spinto nello spazio tra due massi, dove è rimasto incastrato con i piedi mentre il resto del corpo veniva spinto verso valle.

Le grida della moglie

La moglie, che si trovava a riva, si è messa a gridare e ha attirato l’attenzione di due giovani bagnanti stranieri, che sono subito accorsi in aiuto dell’uomo: non riuscendo a sbloccargli i piedi per via della corrente, hanno tentato il tutto per tutto tenendogli la testa fuori dall’acqua e a tenerlo sollevato anche usando un ramo. Anche una bagnante sudamericana ha a sua volta tentato di aiutare Boscolo. Ma il punto tutt’altro che agevole in cui si trovavano i due giovani, la corrente appunto forte e la posizione di Boscolo, hanno poi costretto i due bagnanti a desistere: il corpo del sessantasienne si è poi sbloccato ed è stato trascinato dalla corrente fino quasi sotto il ponte stradale. «La corrente era troppo forte», hanno poi raccontato i soccorritori.

Il tentativo di salvarlo

I due bagnanti si sono poi messi in salvo, uno aggrappandosi a dei rovi. Intanto dalla riva era stato avvisato il 112 e in zona sono arrivati diversi mezzi di soccorso: i vigili del fuoco con le autopompe giunte da Treviglio e da Gorgonzola, il personale del Saf, il Soccorso speleo alpino fluviale arrivato da Bergamo, i sommozzatori volontari di Treviglio e l’elicottero «Drago 153» del Reparto volo Lombardia dei pompieri e con a bordo i sommozzatori di Milano. E poi due automediche e due ambulanze del 118 – con una di queste il giovane che si era messo in salvo aggrappandosi ai rovi è poi stato trasferito in codice verde all’ospedale di Treviglio per essere medicato – e i carabinieri per ricostruire l’accaduto. Il corpo senza vita di Marco Boscolo è stato poi trovato e recuperato dai sommozzatori attorno alle 16: era a circa cinque metri di profondità e a circa seicento metri a valle del punto in cui era caduto in acqua non distante dal ponte sul quale scorre la statale Padana superiore che collega Treviglio con Cassano d’Adda.

Il medico del 118 ne ha constatato il decesso: al traversino sono poi arrivati anche altri familiari del sessantaseienne. La magistratura milanese non ne ha disposto l’autopsia, concedendo il nulla osta alla restituzione della salma ai parenti.

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