Basaglia, storia di coraggio a 100 anni dalla nascita

IL LIBRO. Cento anni fa nasceva a Venezia Franco Basaglia, l’uomo che riuscì a rivoluzionare l’approccio alla cura mentale, sia abbattendo l’istituzione manicomiale, strutturata e pensata per secoli in veri e propri lager che ne impedivano ogni forma possibile di cura, sia innovando le pratiche di ascolto.

Basaglia - nonostante ancora oggi c’è chi pensa di associarlo all’antipsichiatria, movimento da sempre lontano dalla sua visione - ha sempre riconosciuto l’esistenza della malattia mentale e di conseguenza l’esigenza di curarla partendo in particolare dall’ascolto della persona. Per raccontare il grande psichiatria e neurologo Valentina Furlanetto, giornalista di Radio 24, da sempre attenta ai temi sociali e culturali, ha dato alle stampe uno dei più interessanti testi usciti per questo anniversario.

«Cento giorni che non torno» (Laterza) racconta infatti Franco Basaglia e il movimento che portò all’approvazione della legge 180 partendo da un racconto intimo, quello legato a Rosa, nonna dell’autrice che a Basaglia dovette la libertà. Rosa venne infatti internata in seguito ai postumi di un incidente automobilistico di cui fu vittima. E come spesso accadeva la sua instabilità venne letta come malattia mentale, che le aprì le porte di una prigione violenta e assurda come quella del manicomio. Furlanetto muove così la narrazione raccontando del percorso di Basaglia affiancato a quello di Rosa: nati negli stessi anni e cresciuti a pochi chilometri di distanza. Ma l’obiettivo di Furlanetto non è solo quello di offrire una testimonianza fortemente toccante, e che ben spiega l’apporto positivo ed efficace dell’azione basagliana, ma anche quello di offrire ai lettori il valore dei principi sui quali Basaglia operò e innovò. Principi in parte non del tutto assolti da una legge figlia di un dibattito parlamentare votato al compromesso e a cui ovviamente Basaglia non ebbe accesso e che fu poi negli anni dimenticata, salvo promettere solo drammatici passi indietro, da una classe politica quanto meno poco coraggiosa. «Cento giorni che non torno» è il racconto di una rivoluzione, quella di Basaglia, e di una liberazione, quella di Rosa, che fanno parte della storia italiana come uno dei suoi momenti migliori.

Una storia che è necessario studiare e approfondire anche per l’oggi, che vede il disagio mentale diffondersi anche tra i giovanissimi, che hanno bisogno non solo di risposte sterilmente ospedaliere, ma anche di coraggio e di cura, di confronto e attenzione.

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