«Figli usati contro i padri nelle cause di separazione»

IL LIBRO. Alla Camera il romanzo del giornalista Sergio Cotti, «La pallottola d’argento», edito da Bolis. Il dramma dei papà accusati di maltrattamenti. Frassini: «Allarme povertà».

Lettura 2 min.

Roma

Da anni è un’emergenza, segnalata da tutte le agenzie della società civile e dai Rapporti annuali di Caritas Italiana che misurano la povertà in Italia.

Quello dei padri separati tuttavia è un «non- tema». Eppure i dati sono drammatici. Spiega Rebecca Frassini, deputata leghista bergamasca: «Sono 4 milioni e circa 800 mila vivono sulla soglia della povertà assoluta». I 60 milioni di euro in tre anni previsti dall’ultima legge di bilancio per il sostegno all’affitto sono una piccolissima goccia in un mare di guai. Ma la situazione si complica ulteriormente nelle separazioni ad alta conflittualità, dove non ci si ferma di fronte a nulla, neppure ad accuse ignobili alla controparte genitoriale, che quasi sempre è il padre, e senza alcuna remora a coinvolgere i minori.

Osserva Carmen Pugliese, magistrato per anni nel pool «Fasce deboli» della Procura di Bergamo: «Ho visto troppe pallottole d’argento sparate dalla mano delle madri per ottenere di più nelle cause di separazione»

La presentazione alla Camera

Un tema delicatissimo, accuse di maltrattamenti, fino all’abuso sessuale dove alla fine «tutti sono vittime», ha annotato Sergio Cotti, giornalista de L’Eco di Bergamo, alla Camera, alla presenza di magistrati, avvocati ed esponenti della società civile. Cotti ha scritto un romanzo, «La pallottola d’argento» - edito da Bolis -, che inchioda la realtà meglio di un saggio e la presentazione per iniziativa di Frassini è diventata occasione per estrarre dalla pieghe di situazioni già tragiche una questione dimenticata. Basta un esposto, una percezione per impedire ad un padre di vedere figli piccoli, un esposto che diventa una «pallottola d’argento», metallo prezioso e duttile, che tuttavia può fare molto male. Osserva Carmen Pugliese, magistrato per anni nel pool «Fasce deboli» della Procura di Bergamo: «Ho visto troppe pallottole d’argento sparate dalla mano delle madri per ottenere di più nelle cause di separazione».

A volte è solo un ricatto morale, un figlio che dice al padre di aumentare l’assegno di mantenimento, «altrimenti mamma non mi fa venire da te».
A volte il ricatto è più pesante, accuse infamanti, minori come strumenti di guerra, stigma conficcato nei cuori per cui il padre, anche quando sarà assolto, resterà una figura lontana. Perché è questo che accade nella maggior parte dei casi, conferma Pugliese, che chiama in causa anche avvocati e i colleghi magistrati per «depurare l’istruttoria» ed evitare che «aprioristicamente» si creda a tutto ciò che dicono le madri.

Conferma Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori: «Si utilizzano i bambini per costruire le peggiori strategie e avvocati bellicosi, pur di vincere, non esistano a gettare benzina sul fuoco».

Simonetta Matone, magistrata e deputata della Lega, per anni ai Tribunali dei minori, parla per esperienza diretta: «Purtroppo è tutto vero e la lettura del libro di Sergio Cotti mi ha inquietata ancor di più. Oggi nelle separazioni ad alta conflittualità non si esita a giocare la carta sporca degli abusi sui figli, denunce pilotate a volte dalle madri, false immagini ingenerate nei figli minori, armi puntate contro il coniuge».

Il «conto» per i minori

Eppure, fa notare l’avvocato Lorenzo Iacobbi, presidente del Centro Studi Familia e impegnato in centinaia di cause, la cosiddetta «maternal preference non deve entrare nelle aule di Tribunale come più volte ha stabilito la Cassazione». Una soluzione, secondo Iacobbi, potrebbe essere quella di perseguire d’ufficio il reato di calunnia. In realtà ciò che manca è la formazione, dai Commissariati ai Tribunali, dove una denuncia per truffa e di abuso sono spesso sullo stesso piano.

A pagare alla fine sono i minori, come ha confermato Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, raccontando l’esperienza del Centro per il bambino e la famiglia (che fa capo al «Papa Giovanni»), che dopo vent’anni presto sarà accreditato nell’ambito della Casa di comunità. È l’unico in Lombardia dove i conti con i bambini e le famiglie nelle brutte storie di separazione si fanno ogni giorno. E il legislatore non può non tenerne conto con responsabilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA