«Il doppio sparo», Maurizio Ferrari racconta il caso Anteo Zamboni

LA NOVITA’. Il giornalista rilegge in un romanzo l’attentato a Mussolini del 1926. Il 27 ottobre la presentazione a Bologna.

Lettura 1 min.

Bergamo

Un ragazzo di quindici anni, un attentato fallito e una morte che impedisce di ascoltarne la versione. A cent’anni dal 31 ottobre 1926, Maurizio Ferrari torna sulla vicenda di Anteo Zamboni con «Il doppio sparo. Anteo Zamboni, l’attentato al Duce e le piste della congiura», pubblicato da DeriveApprodi. Giornalista professionista, originario di Asti e residente a Bergamo, Ferrari è stato tra i responsabili della redazione economica de «L’Eco di Bergamo». Nel nuovo libro intreccia ricerca storica e invenzione narrativa per esplorare gli interrogativi rimasti attorno a quell’episodio.

L’attentato a Mussolini e la morte di Anteo Zamboni

Il punto di partenza è la giornata bolognese in cui Mussolini, al governo da quattro anni, scampa a un colpo di pistola. Indicato come responsabile dell’attentato, il quindicenne Anteo Zamboni, proveniente da una famiglia di tradizione anarchica, viene immediatamente linciato dai fascisti.

Ferrari mette al centro del racconto le incongruenze della ricostruzione ufficiale e gli interrogativi sulle responsabilità attribuite al ragazzo e ai suoi familiari. Fu un gesto isolato oppure qualcuno si mosse alle sue spalle? E perché ogni possibilità di interrogarlo venne cancellata dalla violenza?

Una ricerca della verità tra storia e romanzo

A cercare risposte, nel libro, sono un gruppo di giovani studenti e il capitano dei carabinieri Giovanni Cannone, personaggio realmente esistito. Le loro indagini incontrano ostacoli e resistenze, mentre gli indizi conducono verso l’ipotesi di una lotta di potere interna al fascismo: una possibile congiura nella quale alcuni esponenti del regime avrebbero avuto interessi e responsabilità da nascondere.
È su questo terreno che la documentazione lascia spazio alle possibilità del romanzo. Le piste sviluppate nell’intreccio restano ipotesi narrative, distinte dai fatti storicamente accertati.

«In partenza la mia ricostruzione – spiega Ferrari – si basa su solide basi storiche, ma poi usa lo strumento del romanzo per cercare strade alternative e far luce su un fatto mai chiarito del tutto». L’intento dell’autore è interrogarsi su ciò che potrebbe essersi mosso attorno a Zamboni, anche a sua insaputa, senza sminuire lo slancio ideale che Ferrari attribuisce al giovane.

La vicenda si colloca in un passaggio decisivo della storia italiana. Dopo l’attentato, il regime intensificò la repressione e nel novembre 1926 introdusse ulteriori provvedimenti liberticidi, nel quadro delle cosiddette «leggi fascistissime», completando lo smantellamento delle residue libertà politiche. Il romanzo prende le mosse da quel tornante per proporre una riflessione sulle verità negate e sulle trame di potere.

La presentazione del 27 ottobre a Bologna

«Il doppio sparo» sarà presentato martedì 27 ottobre alle 17 alla Biblioteca «G. F. Minguzzi – C. Gentili», in via Sant’Isaia 90 a Bologna, nell’ambito della rassegna «Zamboni100», dedicata al centenario. Dopo l’introduzione di Bruna Zani, presidente dell’Istituzione Minguzzi, discuteranno con l’autore Carlotta Gentili, Roberto Boccalon e Veronica Zinnia. È prevista anche la proiezione del trailer del documentario «Riservata Personale», di Alessandro Cavazza e Sandro Mazzanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA