Il Feltri minore tra Pibe, Atalanta e una gamba blu

LA RECENSIONE. La carriera ricca di aneddoti di un giornalista di talento scritta dal nipote e oscurata dalla fama del fratello. Il 2 novembre la presentazione a Seriate.

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Seriate

«Ariel è un grande dilettante, nel senso che tutto gli riesce facile e tutto prima o poi lo annoia», scrive a chiusura del suo libro Giovanni Longoni, e in questa frase c’è tutta la misteriosa chimica del giornalismo: che alle storie si appassiona, ne trae racconti a volte mirabolanti, ma delle quali finisce puntualmente per tediarsi.

«Ariel, storia del Feltri con la gamba blu» (Bolis Edizoni, 100 pp, 16 euro), che verrà presentato lunedì sera 2 novembre alle 20,30 alla Biblioteca dello sport «Nerio Marabini» di Seriate, è la biografia del Feltri minore, gran talento oscurato dalla fama del fratello Vittorio, raccontata attraverso godibili aneddoti in grado di dare la misura di un mondo passato dal ticchettio delle macchine per scrivere e dal profumo dell’inchiostro che saliva dagli scantinati delle tipografie ai silenziosi e inodori byte di computer e telefonini. Un affresco del giornalismo d’antan, che il registro quasi scanzonato di queste pagine monda della retorica delle suole consumate sui marciapiedi e dei canaglieschi sotterfugi per arrivare allo scoop.

Per cominciare, la gamba blu del titolo non è questione di cianosi, ma è la metafora di una distinzione, di un sentirsi speciali che Ariel, oggi 88enne, aveva rivendicato già alle scuole medie in un tema dal titolo «A quale personaggio storico vorresti assomigliare da grande?». «A nessuno. Da grande voglio avere una gamba blu», aveva scritto il piccolo Feltri con il geniale sussiego - amplificato da una erre moscia che alle orecchie dello stereotipo suona sempre un po’ snob - capace di rimanergli appiccicato anche da adulto e che, in fondo, è stato uno dei propellenti per il suo decollo giornalistico. Il quale, per la verità, arriva in età matura e dopo che Ariel è transitato per altri mestieri, dal magliaro ai cantieri dell’edilizia (in nero, of course), dal rappresentante di piastrelle a quello di bikini, al broker assicurativo fino a diventare uomo di fiducia di Renzo Zingone, l’imprenditore visionario che fondò Zingonia e col quale sarà protagonista di un tentativo di scalata all’Atalanta che oggi suscita tenerezza per la sua artigianalità – irruppero di buon mattino nella sede di un ragioniere con 50 assegni circolari da un milione di lire ciascuno, annunciando alla segretaria di essere lì per comprare la società nerazzurra -, ma che all’epoca ebbe il suo effetto e innescò una serie di operazioni di delicata diplomazia.

Tra gli aneddoti: dal collaboratore di Bergamo-Oggi che sbagliò il campo di Terza categoria e scrisse la cronaca di una sfida tra scapoli e ammogliati, fino a Maradona che arrivò a Bergamo per una partita di beneficenza un minuto prima del fischio d’inizio per colpa dell’autista valligiano incaricato di accompagnarlo

Bergamo-Oggi, Videobergamo che diventerà Rete4, Libero, Il Giornale sono le traiettorie professionali di Ariel che l’autore di questo libro, suo nipote e caposervizio a Libero, traccia con la fluidità che in casa dei Feltri è sempre stata un comandamento giornalistico.

Il calcio ha una parte preponderante nel libro, visto che è stata la vera passione dell’uomo con la gamba blu, l’unica che non è mai riuscita ad annoiarlo. Ed è proprio nelle vesti di giornalista sportivo che Ariel ha dato il meglio di sé: competenza e schiena dritta, commenti e prese di posizione mai accomodanti che gli costarono striscioni poco simpatici al Comunale e pure il posto a Rete4 per volere, racconta lui, di Gianni Rivera.

Gli aneddoti

Dal mondo del pallone rotolano fuori gli aneddoti più ameni: dal collaboratore di Bergamo-Oggi che sbagliò il campo di Terza categoria e scrisse la cronaca di una sfida tra scapoli e ammogliati, fino a Maradona che arrivò a Bergamo per una partita di beneficenza un minuto prima del fischio d’inizio per colpa dell’autista valligiano incaricato di accompagnarlo: il campione argentino atterrava all’aeroporto Malpensa, lo chaffeur improvvisato lo stava attendendo al piazzale della Malpensata. C’è da divertirsi.

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