Il ritorno di Schiavone dal cuore rude e nostalgico

Il ritorno di Schiavone
dal cuore rude e nostalgico

È stato abile, Antonio Manzini, a creare un personaggio adatto a imprimersi nella mente di lettori e telespettatori, marcato da forti tratti caratterizzanti, che lo distinguono dalla messe di ispettori e commissari che affollano la scena del giallo italiano. Il loden, le eterne Clarks, la suoneria con l’Inno alla Gioia, la scala delle rotture di cabbasisi, il tratto ruvido ma «vero», politicamente scorretto ma umanamente empatizzabile; e poi la tragica scomparsa della donna amata, con cui ancora intrattiene lunghi dialoghi, la perenne aria spleenitica che ne deriva, un certo manicheismo affettivo, incapace di diplomatismi e vie di mezzo, il trasferimento da una città che più «sua» non potrebbe essere, a una che non ama e non potrà amare, come poli opposti del sistema Paese, Roma ed Aosta. In quest’ultimo «Vecchie conoscenze» (Sellerio, pp. 408, euro 15), lettore e spettatore ritrovano Rocco Schiavone, con lui i fili narrativi lasciati in sospeso negli ultimi episodi. Casella continua i suoi amori «maturi» con la vicina di casa, Gabriele, l’adolescente di cui Rocco è diventato una sorta di padre putativo, si è trasferito a Milano, lasciandogli «la casa libera», ma la cosa non poteva non lasciare una traccia nostalgica nel cuore del vicequestore, che a quel ragazzo si era affezionato. La rinuncia, a proposito, ad ogni lascito spirituale nei confronti del giovane, per quanto un po’ nichilistica, è un tratto interessante del libro («Qualsiasi consiglio sarebbe sbagliato, perché mi sembra che il risultato qui sia disastroso. Semmai fai il contrario di quello che abbiamo fatto noi. Cominciando a non accettare i consigli di chi ti ha preceduto. […] Mi mancherai, sei l’unica cosa bella che ho trovato qui»). Sul piano investigativo-poliziesco, invece: il cadavere di un «topo di biblioteca» viene individuato grazie alle orme di un topo vero, in carne ed ossa, lasciate, con le zampette lorde di sangue, sul pianerottolo di fronte all’appartamento ove giaceva la morta. Vittima una ex professoressa di Storia dell’Arte, super esperta di Leonardo, pochi soldi ma una biblioteca davvero importante. Chi poteva aver interesse a uccidere una donna ormai agée, solissima, divorziata, da anni lontana dall’unico figlio, non ricca? Donna che «ci invidiava mezza Europa», celebrity nel mondo degli studiosi, ma, in Italia, meno conosciuta di un calciatore di Lega pro: «è normale, era un professoressa, mica una presentatrice», commenta il Rocco nazionale.

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