Gabrio Vitali: «Noi eravamo la Capitale della poesia»

INTERVISTE ALLO SPECCHIO. Questa intervista è parte del progetto «Interviste allo specchio», condiviso con Il Giornale di Brescia e nato in occasione del 2023, l’anno che vede i due capoluoghi uniti come Capitale della Cultura 2023. Ogni domenica i due quotidiani propongono l’intervista a due personaggi autorevoli del mondo culturale (nell’accezione più ampia), uno bergamasco e uno bresciano, realizzate da giornalisti delle due testate. Di seguito trovate l’intervista al personaggio bergamasco. Per scoprire il contenuto dell’intervista all’omologo bresciano, invece, vi rinviamo a Il Giornale di Brescia: il link in fondo all’intervista.

«La poesia è una sconosciuta nella realtà di Bergamo degli ultimi anni». Gabrio Vitali, al quale abbiamo chiesto un’analisi della poesia sul nostro territorio nell’anno della Capitale della Cultura, esordisce senza mezzi termini. Saggista, critico letterario e organizzatore culturale, il nome di Vitali è legato indissolubilmente alla poesia a Bergamo. A partire dal 1996 ha curato la rassegna di poeti «Tuoi cespi solitari intorno spargi», ha contribuito nel 1998 alla ripresa del Premio di Poesia San Pellegrino con Raffaele Crovi, e ha dato vita al premio e laboratorio poetico «Il lago Verde» di Casazza.

Perché un giudizio così impietoso?

«Assisto semplicemente al misconoscimento di una parte della storia bergamasca, perché sembra che nessuno riconosca che la storia recente di Bergamo è anche un pezzo della storia della poesia italiana. Si potrebbe fare un’antologia della poesia italiana della seconda parte del Novecento solo con gli autori che sono passati da Bergamo. Perché sono veramente venuti tutti, da Montale, Sanguineti, Luzi, Merini, Lamarque, De Angelis, Cucchi, Buffoni, Neri - cito in ordine sparso perché l’elenco è davvero lunghissimo. Si è cominciato nel 1946, quando venne istituito il Premio San Pellegrino, poi con i successivi Incontri Letterari, fino alle rassegne, ai premi e ai laboratori in cui ho operato anch’io, che sono proseguiti fino al 2006, con una coda fino al 2015, quando si è concluso anche il Treviglio Poesia».

Bergamo ha ospitato tutti i grandi poeti italiani ma chi sono i bergamaschi?

«Ce ne sono almeno una decina presenti in tutti i meeting a livello nazionale, che interloquiscono con i migliori poeti nazionali, ma che a Bergamo nessuno sa di avere. Se un’altra città di provincia, piccola come Bergamo, avesse tante voci poetiche di così grande valore, sarebbe portata in palmo di mano».

Perché non si riesce a dare voce a questi poeti a Bergamo?

«Perché è cambiata la sensibilità delle classi dirigenti. Io ho lavorato benissimo con gli assessori alla Cultura delle più diverse amministrazioni comunali, di qualunque colore fossero, con Carlo Passerini Tosi, Gian Gabriele Vertova, Valerio Marabini. Ma adesso non c’è la visione di un progetto, si tengono alcuni incontri, alcuni singoli episodi di poesia, ma non c’è la prospettiva di un percorso».

Non è riuscito a organizzare nulla in questo anno della Cultura?

«Ho pensato, con l’aiuto e il lavoro volontario di amici, a due giornate dedicate alla poesia, che possano valorizzare Bergamo e le sue voci poetiche. Si svolgeranno quest’estate nel parco di Comenduno davanti al Museo Etnologico. Ci saranno poeti da tutta Italia. Non mancherà un omaggio speciale a Brescia, perché invitiamo Franca Grisoni, che scrive nel dialetto di Salò ed è una delle più grandi poetesse italiane viventi. Lo è da tanto tempo, da quando era ancora vivo Franco Loi, del quale era amica».

Quali saranno i poeti bergamaschi invitati a Comenduno?

«Dico i loro nomi con grande piacere: Nadia Agustoni, Corrado Benigni, Marisa Brecciaroli, Ferruccio Giuliani, Paola Loreto, Maurizio Noris, Marco Pelliccioli, Cristiano Poletti, Giusi Quarenghi. Ma anche i più giovani Agostino Cornali, Alessandro Grippa, Luca Minola, Stefano Pini. Si tratta di poeti che hanno ricevuto riconoscimenti importanti in Italia, a volte anche all’estero. Sono queste le voci che formano la koinè di poesia di alta qualità sul nostro territorio, sia che scrivano solo in bergamasco, come Noris, o che non siano nemmeno bergamaschi come Brecciaroli, che è di origine marchigiana ma risiede a Bergamo da molti anni. Sono conosciuti e premiati fuori Bergamo, ma a Bergamo non li conosce quasi nessuno».

Due giornate sono una bella iniziativa, ma non ha un sogno un po’ più ambizioso nel cassetto?

«Ho più di 70 anni e sono soddisfatto di quello che fino ad ora sono riuscito a fare. Mi piacerebbe però che Bergamo tornasse a essere una delle capitali della poesia come lo è stata in passato, che la poesia tornasse a essere materia della storia di questa città».

Sta pensando a un premio di poesia?

«Sì, ma non dovrebbe essere qualcosa di celebrativo, dovrebbe essere un lavoro di qualche mese, nelle scuole per esempio, su tre poeti finalisti. Mi piacerebbe ci fosse anche un premio per la traduzione della poesia, che è importantissima e invece così poco considerata e anche un premio alla carriera. Sì, questo è il mio sogno nel cassetto. Credo che non manchi l’interesse delle persone. Vengo continuamente sollecitato da persone che incontro durante una conferenza o una lezione e che mi chiedono perché sulla poesia non si fa nulla. Come se dipendesse solo da me!».

Leggi sul sito del Giornale di Brescia l’intervista alla scrittrice Franca Grisoni, pubblicata anche sull’edizione cartacea de L’Eco di Bergamo di domenica 14 maggio.

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