La Pedemontana non si fa, ma a Brembate regala tracce di Preistoria
GLI SCAVI. Le indagini preventive al passaggio dell’autostrada hanno portato alla luce reperti dall’Età del Bronzo all’Alto Medioevo. Saranno messi in mostra: «Testimonianze importanti».
Lettura 1 min.La tratta D dell’autostrada Pedemontana che sarebbe dovuta arrivare a Osio Sotto non sarà realizzata. Ma le indagini archeologiche preventive per «sondare» la strada per la Pedemontana sono state fatte e a Grignano, frazione di Brembate, hanno portato alla luce la Storia: reperti del periodo compreso fra l’Età del Bronzo medio, corrispondente al 1600 a.C., all’Alto medioevo datato 600/700 d.C.
La mostra
Un centinaio di queste «tracce», dopo essere state studiate e fatte restaurare dalla Sovrintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Bergamo e Brescia, torneranno a Brembate per essere esposte per la prima volta al pubblico. La mostra è stata programmata per il 21 novembre in Villa Tasca. Ma l’evento è considerato talmente importante che nulla sarà lasciato al caso. Per questo motivo Sovrintendenza, Comune e il comitato civico «Grignano Vive» hanno organizzato incontri con archeologici professionisti che si terranno lunedì e mercoledì alle 20,45 nella sala civica: l’obiettivo è formare volontari per presenziare e presentare la mostra durante il suo svolgimento.
«Sito pluristratificato»
«Il sito archeologico, scavato a fase alterne fra il 2013 e il 2017 – spiega Cristina Longhi, funzionaria archeologa della Sovrintendenza – si è rivelato molto interessante perché pluristratificato. L’estensione temporale coperta è quella fra l’Età del Bronzo medio e l’Alto medioevo di cui sono stati scoperti insediamenti, purtroppo solo a livelli di fondazione, porzioni di strade e necropoli da cui provengono i reperti che saranno esposti». Dal sito archeologico di Grignano sono venuti alla luce decine di casse di reperti raggruppabili sostanzialmente in oggetti della vita quotidiana e corredi funebri.
Per essere esposti al pubblico devono essere necessariamente studiati e restaurati. E dopo il loro ritrovamento, la Sovrintendenza ha avuto disposizione risorse economiche, provenienti in parte dalla società di progetto Pedemontana e in parte da proprie fonti di finanziamento, per restaurare solo quelli che saranno messi in mostra. La priorità è stata data ai reperti in metallo perché più facilmente deteriorabile, per poi passare a quelli in ceramica. Per quanto riguarda la necropoli dell’Età del Bronzo medio ci saranno coltelli, pendagli, rasoi, spilloni e oggetti ornamentali, molti dei quali rovinati dal fatto che i cadaveri venivano inceneriti per poi seppellirne le ceneri in apposite urne; delle tombe delle altre due necropoli, che risalgono a fasi diverse dell’età Romana (dalla Romanizzazione del II sec d.C all’età Imperiale), invece sono state restaurati reperti come vasi, monete, fibule, coltelli.
Tomba longobarda
Scoperta anche una tomba longobarda dell’Alto Medioevo di cui verrà messo in mostra un umbone, ossia l’elemento in metallo del tipico scudo in legno longobardo. Il «corredo» verrà esposto in sei teche affiancate da brevi descrizioni dotate di un Qrcode per chi volesse approfondire: «L’area interessata dalle indagine archeologiche – conclude Longhi – era molto compromessa e così molti reperti sono stati ritrovati in cattive condizioni. Siamo comunque convinti di aver recuperato importanti testimonianze del passato di un territorio strategico in quanto si trovava vicino al guado del fiume Brembo».
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