(Foto di Colleoni)
IL LUTTO. Sbalzato dal quad a un tornante scosceso, il 56enne ritrovato morto da un amico. «Stavamo anche preparando un libro con storie e foto» racconta Mazzola.
Lettura 2 min.Pontida
Ha trascorso la sua vita pilotando elicotteri in Svizzera, ma da alcuni anni aveva scelto di riaccendere i riflettori sulla sua terra d’origine e far rifiorire il Monte Canto, acquistando un vasto appezzamento scosceso e piantando oltre duecento ulivi per poter produrre olio e decine di alberi da frutto. Invece il destino ha voluto che proprio lì Francesco Losa, nato 56 anni fa a Pontida, esalasse il suo ultimo respiro dopo aver il controllo mentre guidava uno dei tanti mezzi che aveva portato lassù e con i quali sistemava la sua proprietà, un quad 4x4 militare e risalente alla seconda guerra mondiale, con il quale si è ribaltato mentre percorreva uno dei tanti tornanti dell’appezzamento, venendo sbalzato per almeno tre metri e picchiando fatalmente la testa a terra.
L’allarme lo ha lanciato poco dopo le 15 di lunedì 20 luglio Alessio Barachetti, amico e aiutante di Losa, ma di preciso non si sa quando si avvenuto l’incidente, essendo la zona isolata (e raggiungibile soltanto a piedi, in mountain-bike o con il pick-up) e disabitata: «L’avevo sentito al telefono domenica alle tre del pomeriggio e mi aveva detto che era su – racconta affranto mentre il personale del Soccorso alpino sta riportando a valle il corpo senza vita dell’amico –: gli ho confermato che sarei salito oggi (ieri per chi legge, ndr) e infatti sono andato alla tenuta, dove a volte si fermava anche a dormire, ma non riuscivo a trovarlo. La zona è piuttosto vasta e scoscesa: a un certo punto ho visto il quad, che noi chiamiamo “mulo”, con le ruote all’aria sotto un tornante, tra l’altro quello più alto di tutta la zona. Ho cercato tutt’intorno e poi ho visto che, a qualche metro di distanza, c’era Francesco: era purtroppo già morto».
Il 118 ha inviato sul Monte Canto l’elisoccorso, ma il medico non ha potuto che constatare il decesso di Losa. I carabinieri si sono occupati di ricostruire l’incidente: verosimilmente il cinquantaseienne deve aver imboccato con il mezzo fuoristrada il tornante in salita ma, essendo piuttosto stretta la curva, deve aver inserito la retro per fare manovra, ma le ruote posteriori del mezzo devono aver ceduto e il veicolo si è ribaltato all’indietro, forse travolgendo e di sicuro scaraventando via anche lo stesso Losa, trovato appunto a circa quattro metri dal veicolo ribaltato. L’alternativa alla manovra errata quale causa dell’incidente potrebbe essere il malore: non essendo però coinvolte altre persone, la magistratura non ha al momento fissato l’autopsia, restituendo la salma ai parenti.
Francesco Losa non era spostato e non aveva figli: terzo dei cinque figli dello storico farmacista di Pontida, Pier Virgilio Losa (gli altri sono Edoardo, Pierandrea, Giuditta e Antonio, quest’ultimo che ha portato avanti l’attività farmaceutica del padre), per decenni
aveva lavorato in Svizzera quale pilota di elicotteri per una azienda privata. «Andato in pensione, aveva deciso di tornare qui e di recuperare questa vasta area, tra l’altro ricavando anche uno spazio per l’atterraggio degli elicotteri, spazio usato anche dall’elisoccorso – racconta il fratello Pier Andrea –: era appassionato di natura e si dava tanto da fare con tutti questi veicoli che aveva portato nella tenuta, ma non era certo uno sprovveduto né uno spericolato, anzi. L’avevo visto proprio sabato e avevamo fatto un giro sul Monte Canto: mi aveva mostrato orgoglioso quello che stava facendo».
I progetti di Losa li conosce bene l’amico Maurizio Mazzola, che mostra una foto in cui Losa era a spasso con il pickup assieme a Tullio Perico: «A 96 anni è la persona più anziana del territorio del Monte Canto, cui Francesco era legatissimo perché nativo di qui: da
cinque anni avevamo iniziato a piantare gli ulivi, in tutto duecento, ma anche noci, peri, ciliegi, lamponi. Aveva in mente un chiaro progetto di riconversione del territorio per produrre olio d’oliva: già l’anno scorso avevamo prodotto i primi dieci chili con il nostro piccolo frantoio. In futuro la produzione sarebbe aumentata per rivitalizzare e valorizzare il Monte Canto, la cui storia della presenza umana è antichissima e che in passato era ricco di vigneti, salvo poi spopolarsi. Stavamo anche preparando un libro con storie e foto, che l’anno scorso avevamo proiettato in vetta. Ma ora tutto questo temo andrà purtroppo perso...». Francesco Losa aveva ottenuto anche la cittadinanza svizzera ed era residente nella Confederazione elvetica. A Bergamo alloggiava nella casa che fu dei genitori, in via Pradello.
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