Pontida, Salvini tiene la linea. «La Lega vince solo unita da Nord a Sud»

L’APPUBTAMENTO. Oggi il raduno sul pratone, ieri «l’antipasto» con i giovani che a ottobre andranno a congresso. Romeo a margine: «Il rinnovamento trovi la sua strada».

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Pontida

La «tregua» regge nella prima giornata di Pontida, dedicata ai giovani, in attesa del banco di prova di oggi. Se qualche scritta sull’asfalto testimonia malumori, nel pratone il segretario Matteo Salvini non appare in discussione. Oggi, chissà. Arriveranno contestazioni? «Mi auguro di no», commenta parlando con i giornalisti il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. E rilancia la proposta di «organizzare il partito in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud, un partito unico, ma confederato». Ed elogia «la Lega bergamasca, sicuramente quella che insieme a Brescia, Varese e Monza ha sostenuto con maggiore forza le istanze di rinnovamento». Auspicando che «il desiderio di rinnovamento possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme». Accanto a lui, il segretario provinciale bergamasco Fabrizio Sala: «La Lega deve tornare a parlare di temi concreti, la gente ci ha sempre visto come il sindacato del territorio».

L’ulivo per il compleanno di Bossi

Nel parco giochi adiacente al pratone, nel primo pomeriggio il cofondatore del Carroccio Giuseppe Leoni (oggi tra le fila del Patto per il Nord) pianta un ulivo alto quattro metri per celebrare il compleanno di Umberto Bossi. Accanto a lui, il senatore Roberto Calderoli bagna le radici con l’acqua del Po, presa pochi giorni fa alle sorgenti del Monviso con l’ampolla originale utilizzata dal Senatùr nel 1996. «L’ulivo è un simbolo di pace che serve nella Lega, ma soprattutto nel mondo», le parole di Leoni.

Sul palco sotto al tendone, il coordinatore regionale della Lega giovani, Matteo Mauri, detta la linea di un partito di lotta: «Andiamo a sconfiggere il sistema», dice, dopo aver ricordato «il capo, Bossi», e chiede un applauso per Salvini «che ha subito anni di processi ingiusti per cercare di cambiare il sistema». Al centro temi come «la remigrazione, di cui qualcuno si appropria, ma è partito da noi, per avere meno maranza e meno islamisti». Mentre per la coordinatrice dei giovani leghisti bergamaschi, Elisabetta Rondalli, «la Lega viene prima di tutti, prima dei personalismi». Le fa eco il coordinatore nazionale dei giovani leghisti, Luca Toccalini (molto vicino a Matteo Salvini): «Lasciamo perdere le distanze e le sensibilità diverse» afferma, annunciando per ottobre l’elezione del proprio successore e di tre vice-coordinatori, scelti nel rispetto degli equilibri territoriali.

I territori

Accanto al pratone gli stand, anche gastronomici, delle diverse sezioni, con relativi striscioni. Tra questi c’è Lecco, il Friuli «prima gli italiani», il Veneto «difendi la to tera», la Liguria «cristiana mai musulmana», Brescia, Varese «the capital of Padania», la Romagna «sicurezza e territorio». E ancora «più Brianza meno maranza», la Toscana, il «Berghem bar», il Lazio, un furgone da Cosenza, c’è anche chi arriva dalla Sardegna. Autonomia, remigrazione, critiche all’Ue le parole d’ordine che si leggono sulle magliette.

Sul palco, al microfono, anche Calderoli, l’europarlamentare Susanna Ceccardi, i ministri Alessandra Locatelli e Giuseppe Valditara che annuncia di voler premiare lo studente di origini congolesi che venerdì mattina è intervenuto bloccando un suo compagno di classe che stava aggredendo a coltellate una docente di una scuola media di Roma.

L’arrivo di Salvini

Infine, l’arrivo di Salvini. In maglia verde, il segretario non svela i contenuti dell’intervento previsto per oggi, sul quale ammette di riflettere «da settimane». La Lega, avverte, «vince solo se è forte, unita, libera e coraggiosa da Nord a Sud». Interrotto da cori e applausi, raccoglie l’abbraccio e il calore di un pubblico che, oggi, potrebbe essere meno allineato. Prima di chiudere con un omaggio a Bossi («un visionario») e dare appuntamento al comizio: «Sarà una festa di popolo, non di radical chic».

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