Solidarietà, accoglienza, cultura di pace: l’eredità di zia Nati semina speranza

Con i risparmi guadagnati in una vita di lavoro i nipoti di Natalina Bellini hanno creato una Fondazione.

Solidarietà, accoglienza, cultura di pace: l’eredità di zia Nati semina speranza
Natalina Bellini (a destra) con Emanuela Bizioli

Cresciuta in campagna a Villa d’Ogna, in una famiglia contadina, Natalina Bellini era una persona semplice e concreta. Mai avrebbe pensato che un giorno una Fondazione avrebbe portato il suo nome. Eppure, come scrive Cicerone, «l’eredità più bella e migliore di ogni patrimonio che i genitori possono lasciare ai figli, è l’esempio di una vita onesta». La zia Nati, come racconta la nipote Emanuela Bizioli, «ha lavorato per quarant’anni come infermiera nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Mendrisio». Educata alla sobrietà e al rigore - come accade a chi deve trarre il meglio da scarse risorse - ha dedicato la vita al lavoro e ai legami familiari, sostenuta da una fede genuina e profonda. «Quando le abbiamo chiesto che cosa volesse realizzare con il suo patrimonio – prosegue la nipote – ci ha chiesto di far dire tante Messe: sentiva l’importanza e il potere della preghiera». Natalina era la terza di quattro figli: «Era vivace e allegra, da bambina a volte i suoi genitori la sgridavano, perché preferiva giocare a pallone piuttosto che impegnarsi nelle occupazioni femminili come il ricamo e il cucito».

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