Eliot e il calcio, aprile è davvero il mese più crudele

IL PUNTO. Aprile è il più crudele dei mesi, sentenziava un secolo fa Thomas Stearns Eliot nel suo poema più famoso, conosciuto in Italia come «La terra desolata».

Considerazione che può essere opinabile osservando il calendario della natura, ma che rimbomba austera se la si adotta a parametro delle stagioni del calcio nonché (come fece Eliot) di quelle dell’animo umano.

Prendiamo l’Atalanta, cui le tre settimane effettive di questo mese (da lunedì 6 a lunedì 27) riservano due partite fuori casa da vincere senza se e senza ma (Lecce e Cagliari) solo per tenere viva la speranza; due scontri diretti di campionato (Juve e Roma) da dentro o fuori virtuale; un terzo scontro diretto in Coppa Italia (Lazio) da dentro o fuori reale. Un frullatore di emozioni forti e verdetti inappellabili: se non è crudeltà questa…

Aprile è il più crudele dei mesi, scrive Eliot, perché «genera lillà dalla terra morta». Il lillà è simbolo di rinascita, quella che l’Atalanta aveva visto germogliare dai semi lanciati con Inter, Verona in casa, Lecce, sulla terra morta dei punti gettati via nel lungo inverno sui campi di Verona, Pisa, Sassuolo…

Rinascita spazzata via dalla gelata improvvisa di sabato sera (succede, in aprile) quando errori e sfortuna hanno reso vana una partita gagliarda al cospetto della Juventus. Primo verdetto: addio speranze residue di Champions. Restano Europa League e Conference, da giocarsi con le romane, a partire da sabato all’Olimpico con i giallorossi di Gian Piero Gasperini, ostaggi delle tensioni interne dopo lunghi momenti di sorrisi e ambizioni. Aprile è il più crudele dei mesi, scrive Eliot, perché «confonde memoria e desiderio». La memoria del Grande ex che va a confondersi con il desiderio d’Europa, in un faccia a faccia che nessuno sceneggiatore avrebbe potuto immaginare più drammatico. L’Atalanta o il Gasp: non c’è posto per tutti e due sul treno dei desideri. E non è nemmeno detto che chi ci rimarrà aggrappato sabato riesca poi a salire a bordo e restarci fino all’ultima stazione. Sì, aprile è il più crudele dei mesi.

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