L’arte dell’attesa, costruire il domani senza perdere l’oggi

IL COMMENTO. Forse per darsi una consolazione di fronte all’impossibilità di ottenere sempre tutto subito, l’uomo fin dai tempi più antichi ha celebrato la capacità di aspettare come una forma elevata di virtù e un’espressione di saggezza.

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Quinto Fabio Massimo, nell’antica Roma, fece dell’arte dell’attesa un’arma che – permettendogli di sconfiggere Annibale praticamente senza mai affrontarlo – lo consegnò all’imperitura gloria con l’epiteto di Temporeggiatore. In Cina, dove la pazienza è stata inventata secoli fa insieme agli spaghetti e ai fuochi d’artificio, un proverbio dice che «a chi sa attendere, il tempo apre ogni porta». Come quella che, in Italia, si sta aprendo per chi ama lo sport e la Formula 1, da più di settant’anni in attesa di un compatriota capace di mettere in fila i big del volante. Siamo passati dai piloti in camicia, cravatta e caschetto di pelle agli astronauti che pilotano i più moderni e sofisticati gioielli della tecnologia. Da Alberto Ascari a Kimi Antonelli, che anche ieri sul nuovissimo circuito di Madrid se li è lasciati tutti dietro, e ora domina la classifica del Mondiale con 81 punti su George Russell (il suo compagno di squadra) e 101 su Lewis Hamilton.

Settant’anni. E allora cosa volete che sia, per chi ama l’Atalanta, aspettare ancora qualche mese per vedere i frutti della rivoluzione tattica e filosofica avviata la scorsa estate a Zingonia e affidata alle navigate mani di Maurizio Sarri?

Settant’anni. E allora cosa volete che sia, per chi ama l’Atalanta, aspettare ancora qualche mese per vedere i frutti della rivoluzione tattica e filosofica avviata la scorsa estate a Zingonia e affidata alle navigate mani di Maurizio Sarri? Sabato sera, pur perdendo con il Cagliari, la squadra è parsa in progresso. Gli ultimi acquisti, Kessie e Rowe, hanno dimostrato di poter essere un valore aggiunto a una rosa già competitiva (con la solita postilla sul difensore...), il tempo e il lavoro faranno il resto. Con quella capacità di aspettare senza la quale, tanto per fare due esempi, Milan e Juve si sono avvitate da anni in un vortice di rivoluzioni e controrivoluzioni da cui stentano a uscire. Succede, se al posto di ispirarti al riflessivo Quinto Fabio Massimo lasci che a prendere il sopravvento sia l’irrequieto Lucio Anneo Seneca: «Il più grande ostacolo al vivere è l’attesa, che dipende dal domani e perde l’oggi». Ma perdere l’oggi può essere necessario per costruire il domani.

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