Quelle lezioni che il calcio non sa capire

L’ANALISI. Il dato è «drogato» da un evento anomalo (la contestazione dei tifosi della Lazio nei confronti della società) ma induce comunque a una riflessione.

Nei giorni scorsi lo Stadio Olimpico di Roma ha ospitato, a distanza ravvicinata, due eventi: una semifinale di Coppa Italia di calcio (8 mila presenti) e una partita del Sei Nazioni di rugby (quasi 69 mila sugli spalti).

C’è un mondo oltre il calcio, e l’Italia sportiva lo sta scoprendo grazie a discipline che si fanno largo attraverso i risultati, ma soprattutto ai progetti di cui quei risultati sono figli. Senza necessariamente disporre di ingenti risorse, anzi. A volte bastano le idee. Tennis e rugby, dopo aver toccato il fondo (la Serie C della Coppa Davis nel 2003, una collezione infinita di cucchiai di legno nel Torneo delle Sei nazioni con 36 sconfitte di fila fra il 2015 e il 2022) hanno saputo ripartire dalle macerie per risollevarsi.

Tennis e rugby, ma potremmo dire volley, sport invernali, nuoto, atletica… Mentre il calcio da 12 anni non gioca un Mondiale e a ogni delusione invoca le riforme come se dovessero piovere da Marte. Nel frattempo, consegnandosi senza condizioni ai diritti televisivi – oltre che per la qualità dello spettacolo –, perde spettatori: nelle prime 27 giornate di questa stagione in Serie A sono calati dell’1,3% la presenza media (che fa riferimento agli spettatori in assoluto: 30.220) e del 2,1% il tasso di riempimento (che fa riferimento alla capienza degli stadi: 84,77%).

Poi certo, ci sono le isole felici come l’Atalanta (94,7% di riempimento) ma anche Juve, Cagliari (sorpresa), Milan e Inter, che la precedono nell’ordine. Viceversa, del boom degli azzurri del rugby (l’Olimpico pieno è ormai diventata un’abitudine) si è detto, mentre il tennis viaggia su un +35% di biglietti venduti nel 2025 rispetto all’anno precedente per gli Internazionali di Roma e su un +41% per le Atp Finals.

Il calcio intanto vive rinchiuso nella propria torre d’avorio, in completa autoreferenzialità. Con una posizione che ricorda quella, ormai proverbiale, espressa in un famoso titolo dal Times, prestigioso quotidiano britannico, negli anni Trenta: «Nebbia sulla Manica, il continente è isolato».

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