Allergia alimentare? Il problema è il polline, non il cibo
SERVE ATTENZIONE. «Una volta identificata e gestita correttamente, la qualità di vita del paziente migliora significativamente».
Prurito alle labbra dopo una mela, gonfiore alla lingua con il sedano crudo, fastidio alla gola bevendo un centrifugato di frutta fresca. Sono sintomi che molti tendono a ignorare, eppure possono essere il segnale di una patologia precisa: la sindrome orale allergica. Come spiega la dottoressa Chiara De Renzis, allergologa presso Humanitas a Bergamo: «Si tratta di una delle forme di allergia alimentare più comuni che incontriamo nella pratica clinica, spesso sottovalutata sia dai pazienti sia dai medici di base. Una volta identificata e gestita correttamente, però, la qualità di vita del paziente migliora significativamente».
«L’origine è il polline»
La sindrome colpisce fino al 20% dei pazienti con allergia ai pollini, ma i dati reali sono probabilmente più alti: molti non ne parlano con il medico, convinti che qualche fastidio passeggero non meriti attenzione. Può comparire già in età prescolare e tendere a persistere nel tempo, seguendo la progressione delle allergie respiratorie. Il meccanismo alla base è quello delle cosiddette allergie crociate: chi è già sensibile a certi pollini può sviluppare reazioni anche ad alcuni alimenti, perché frutta e verdura crude contengono proteine strutturalmente simili a quelle dei pollini. «Il problema non origina dal cibo in sé, ma dal polline», precisa la specialista. «Il paziente sviluppa prima un’allergia respiratoria — alla betulla, alle graminacee — e solo successivamente, a volte dopo anni, inizia a manifestare sintomi orali. È una progressione che va monitorata con attenzione». Le combinazioni più frequenti legano la betulla, per esempio, a mele, pere, pesche e sedano; le graminacee a melone, arachide e kiwi.
Prurito alle labbra dopo una mela, gonfiore alla lingua con il sedano crudo, fastidio alla gola bevendo un centrifugato di frutta fresca. Sono sintomi che molti tendono a ignorare, eppure possono essere il segnale di una patologia precisa: la sindrome orale allergica
I sintomi
I sintomi compaiono rapidamente, nel giro di pochi minuti dall’ingestione: prurito e gonfiore a labbra, lingua, palato e gola. In genere si risolvono spontaneamente e la cottura degli alimenti è sufficiente a neutralizzare le proteine responsabili. La situazione diventa più complessa nei pazienti con asma bronchiale o in presenza di cofattori quali alcool, esercizio fisico o assunzione di antinfiammatori, nei cui casi le reazioni possono essere più intense e richiedere una gestione più attenta.
Le terapie
Sul fronte delle terapie, De Renzis mette in guardia da un errore frequente: «Eliminare dalla dieta tutti gli alimenti che risultano positivi ai test, anche quando non causano sintomi, può essere controproducente. La valutazione dello specialista è indispensabile per stabilire cosa va davvero evitato». La diagnosi si avvale del prick test e della ricerca di specifici anticorpi nel sangue. La terapia più efficace nel lungo periodo è l’immunoterapia specifica — il cosiddetto vaccino per le allergie — somministrata in gocce o compresse sublinguali per un percorso di tre anni: «Nei pazienti che la seguono correttamente osserviamo riduzione dei sintomi, minor ricorso ai farmaci e spesso la possibilità di reintrodurre gradualmente gli alimenti in precedenza non tollerati».
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