«Con la riforma si rischia un pediatra senza volto e senza anima»

L’ALLARME. La lettera del presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, Antonio D’Avino.

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Si rischia di andare verso dei «call center della salute» con la riforma dei medici di famiglia che tende a portare i medici nelle Case di comunità: lo afferma il presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, Antonio D’Avino, in una lettera aperta inviata alla stampa. Il rischio, si legge, è quello di un «pediatra senza volto e senza anima».

I rischi

Nella lettera si legge che «il modello del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) italiano è storicamente riconosciuto come uno dei migliori al mondo», un primato legato soprattutto al «rapporto fiduciario e la continuità assistenziale garantiti dal pediatra di famiglia e dal medico di medicina generale», ma «la riforma territoriale proposta dal decreto Schillaci, contrariamente a quanto asserito, rischia di tradursi per i cittadini non in un “potenziamento” dei servizi, ma in un vero e proprio esproprio della sicurezza sanitaria delle famiglie».

«Una trasformazione radicale»

Secondo il presidente della Fimp le Case di comunità potrebbero portare a «una trasformazione radicale che rischia di snaturare la medicina del territorio ed il rapporto di fiducia con il proprio medico convenzionato» e il «doppio canale (convenzionamento e dipendenza)» potrebbe essere «l’anticamera della privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, con bambini di serie A e bambini di serie B». Rileva quindi che «il pericolo più imminente è la metamorfosi dell’assistenza primaria in una sorta di «call center della salute», governato dalla logica del «pediatra senza volto e senza anima».

Sostituire la contattabilità e la presenza costante del pediatra di famiglia e del medico di medicina generale con una turnazione impersonale di professionisti all’interno di una struttura «burocratica» (la Casa della Comunità) significa compiere un passo indietro epocale».

Nella lettera si rileva inoltre che «troppe Regioni non hanno ancora istituito le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) pediatriche, o sono presenti solo sulla carta, a 14 anni dalla Legge che le attivava» e che «le famiglie italiane meritano di sapere che ciò che viene presentato come una modernizzazione rischia di privarle dell’ultimo baluardo di capillarità e personalizzazione della cura».

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