Emicrania, oltre ai farmaci servono ascolto e attenzione

NEUROLOGIA. Paola Merlo: «Non va mai tralasciato da parte del medico un approccio integrato del paziente».

Lettura 1 min.

La Giornata Nazionale del mal di testa, celebrata ieri, è stata dedicata a uno dei disturbi più diffusi e fastidiosi, l’emicrania. Nelle sue forme più comuni riguarda un italiano su 7, ma spesso due di essi non sanno di esserne vittime. «Per questo è importante riconoscere la presenza di una cefalea con l’aiuto di uno specialista, così da poterla affrontare e, dove possibile, gestire», spiega la dottoressa Paola Merlo, responsabile dell’Unità di Neurologia e del Centro Cefalee in Humanitas Gavazzeni, riconosciuto ed accreditato dalla SISC.

Rivolgendosi ad un Centro Cefalee è infatti possibile individuare la forma di cefalea di cui si soffre, se cefalea primaria (riconosciuta malattia sociale secondo decreto legge) o cefalea secondaria, legata a causa organica di altra natura (vascolare, neoplastica, metabolica o altro).

«E’ importante riconoscere la presenza di una cefalea con l’aiuto di uno specialista, così da poterla affrontare e, dove possibile, gestire»

Nell’ambito delle cefalee primarie, in particolare, si inserisce l’emicrania, definibile con aura o senza aura. L’emicrania non è espressione di danno d’organo (cervello) e vari sono i fattori che contribuiscono a far scatenare l’attacco. L’emicrania con aura, in particolare, è preceduta dalla presenza di sintomi neurologici (definiti, appunto, «aura») che precorrono l’attacco cefalalgico, anche se in alcuni casi possono manifestarsi solo episodi auratici, tra cui disturbi della vista, disturbi parestesici (formicolii) e del linguaggio.

Rivolgendosi ad un Centro Cefalee è possibile individuare la forma di cefalea di cui si soffre, se cefalea primaria (riconosciuta malattia sociale secondo decreto legge) o cefalea secondaria, legata a causa organica di altra natura (vascolare, neoplastica, metabolica o altro)

Le diverse terapie

La terapia farmacologica dell’emicrania e delle altre forme primarie si distingue in sintomatica, da assumere subito all’esordio del dolore e quindi al bisogno, o preventiva (cura continuativa), con lo scopo di ridurre il numero di attacchi, frequenza e durata.

«Nell’ambito delle terapie, negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo di farmaci legati proprio alla patofisiologia (causa) costituendo una vera svolta epocale – spiega il dottor Alessandro Viganò, specialista dell’Unità di Neurologia e del Centro Cefalee in Humanitas Gavazzeni -. Tra questi ricordiamo gli anticorpi monoclonali che agiscono contro il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina), oltre ai più recenti gepanti, che oltre a essere efficaci e sicuri, sono somministrati per via orale. Il trattamento è sicuro e viene effettuato solo presso i centri prescrittori».

Gli approcci farmacologici

Nel Centro Cefalee attivo in Humanitas Gavazzeni, poi, sono operativi anche altri approcci farmacologici, tra cui il blocco del GON (che consiste in un’infiltrazione di farmaco a livello cervicale, nel cosiddetto nervo grande occipitale) e la tossina botulinica, che offre un’importante chance terapeutica. Innovazioni degne di nota, che ad oggi si possono associare anche ad altri approcci terapeutici. La dottoressa Merlo conclude: «La ricerca in campo terapeutico consente nuove possibilità di cura ai pazienti, ma non deve essere mai tralasciato, da parte del medico, un approccio integrato e definito del malato cefalalgico, che richiede un’attenzione particolare in termini di ascolto e completa considerazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA