Endoscopia e «gastro»:l’IA al servizio della diagnosi

HUMANITAS GAVAZZENI. Alcuni sistemi sono in grado di fornire indicazioni sulla natura delle lesioni riscontrate.

L’intelligenza artificiale sta entrando in modo sempre più concreto nella pratica clinica quotidiana, anche in un ambito delicato come la gastroenterologia e l’endoscopia digestiva. Non si tratta di scenari futuristici, ma di strumenti già integrati in molte sale endoscopiche, capaci di analizzare in tempo reale le immagini provenienti da gastroscopie e colonscopie e di supportare lo specialista nella diagnosi.

Durante una colonscopia, per esempio, il sistema di intelligenza artificiale esamina ogni fotogramma del video endoscopico e segnala eventuali aree sospette. «È come avere un secondo osservatore che lavora accanto a noi», spiega il dottor Nicola Gaffuri, Responsabile della Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva in Humanitas Gavazzeni. «L’algoritmo evidenzia possibili polipi o lesioni, soprattutto quelli di piccole dimensioni, che possono essere più difficili da individuare. La decisione finale resta comunque sempre in capo al medico».

L’obiettivo principale resta quindi quello di migliorare l’accuratezza diagnostica, in particolare nella prevenzione del tumore del colon-retto. I polipi adenomatosi, se intercettati e rimossi precocemente, possono impedire l’evoluzione verso forme maligne. In questo contesto, l’intelligenza artificiale contribuisce ad aumentare il tasso di individuazione delle lesioni, riducendo il rischio che qualcosa passi inosservato. «Non sostituisce l’esperienza clinica», precisa Gaffuri, «ma può aiutarci a essere ancora più attenti e sistematici nell’osservazione della mucosa».

Oltre alla semplice individuazione, alcuni sistemi sono in grado di fornire indicazioni sulla natura delle lesioni, analizzandone caratteristiche come forma, margini e pattern vascolari. Questo consente allo specialista di orientarsi già durante l’esame, decidendo se procedere con l’asportazione immediata o programmare ulteriori approfondimenti. Si parla, in questi casi, di diagnosi assistita in tempo reale, un approccio che può rendere il percorso più rapido e mirato. Un aspetto rilevante riguarda anche la standardizzazione delle performance. In endoscopia, l’esperienza dell’operatore è fondamentale, ma esiste una naturale variabilità tra professionisti. L’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre queste differenze, offrendo un supporto costante e oggettivo. «È uno strumento che tende a uniformare il livello di attenzione», osserva Gaffuri. «Naturalmente richiede formazione e consapevolezza: bisogna saper interpretare correttamente i segnali che il sistema fornisce».

L’introduzione dell’AI comporta infatti un cambiamento culturale oltre che tecnologico. I medici devono familiarizzare con nuovi software, comprendere i limiti degli algoritmi e integrarli nel ragionamento clinico. Gli strumenti di intelligenza artificiale apprendono da grandi quantità di dati e immagini, ma la loro efficacia dipende anche dalla qualità dei dataset utilizzati per l’addestramento. Per questo la ricerca scientifica continua a essere centrale nello sviluppo di applicazioni sempre più affidabili.

In prospettiva, inoltre, l’integrazione tra intelligenza artificiale, archivi digitali e cartelle cliniche elettroniche potrebbe rafforzare ulteriormente la capacità di prevenzione. Lo spiega bene Gaffuri: «L’elaborazione automatica delle informazioni aumenterà la precisione nel compilare la documentazione, classificare le lesioni e monitorare nel tempo i pazienti, contribuendo a percorsi di cura sempre più personalizzati».

In gastroenterologia ed endoscopia digestiva, dunque, l’innovazione tecnologica non elimina il fattore umano, ma punta a valorizzarlo, con l’obiettivo di rendere la diagnosi più precoce, precisa e sicura.

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