La «dieta mediterranea»: non solo cibi, anche cultura

L’INCONTRO. Gli esperti hanno posto l’accento su una serie di aspetti letterari, mettendo in evidenza i valori della lentezza, della convivialità, della frugalità.

Il fisiologo Ancel Keys, l’inventore della «Razione K» per i soldati americani, dopo la Seconda Guerra Mondiale notò che tra le popolazioni di Creta, della Grecia e dell’Italia meridionale c’era una incidenza bassissima dell’infarto miocardico. Capì che era merito della dieta «mediterranea», come la chiamò lui stesso, un regime alimentare (tutelato anche dall’Unesco, ormai) essenzialmente vegetariano: legumi, frutta e verdura di stagione, pasta, poca carne rossa e soprattutto olio di oliva al posto del burro. Una specie di toccasana, una forma di prevenzione non soltanto delle malattie cardiovascolari, ma anche di quelle del metabolismo e oncologiche. Essenziale dunque che, a scopo appunto preventivo, conoscano il tema.

Un patrimonio dell’Unesco

Si è partiti da qui, a Bergamo, con «Insieme si può, insieme funziona», il primo di una serie di convegni dedicati alla salute, sotto il patrocinio delle maggiori istituzioni sanitarie bergamasche e promossi da associazioni del territorio: la Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt), l’Avis provinciale, l’Associazione Cure Palliative, l’Oncologica Bergamasca, la Federica Albergoni, gli Amici dal Cuore Viola, gli Amici di Gabry, la Fondazione Artet e il Centro di servizi per il volontariato (Csv), cui quest’anno tocca anche l’organizzazione. All’alberghiero dell’Isis Guido Galli, sotto la regia di Lucia De Ponti, presidente della Lilt Bergamo, e dal titolo «La dieta mediterranea patrimonio Unesco: perché?», si sono ritrovati alcuni esperti che hanno approfondito il regime alimentare sulle sponde del Mare Nostrum sotto tutti gli aspetti, anche culturali e letterari, mettendo l’accento anche sui valori della lentezza, della convivialità, della frugalità. Tra gli esperti anche due studenti dell’alberghiero: i diciottenni Arianna Bandera e Nicholas Marchesan hanno illustrato un loro menù speciale fatto di antipasto (passato di verdure a foglia verde con chips di cavolo nero), primo (risotto con crema di barbabietola, fonduta di parmigiano e crumble di frutta secca) e secondo piatto (filetto di branzino cotto a bassa temperatura e rifinito in padella con crema marmorizzata a base di kefyr e olio al prezzemolo), cui è seguito un dolce «ai cinque colori»: gelato fior di panna con macedonia di mela, arancia, fragola, kiwi e mirtillo.

La piramide alimentare

Le caratteristiche della «piramide» della dieta mediterranea sono state spiegate da Francesca Orsini, ricercatrice e nutrizionista del Laboratorio di Farmacoepidemiologia e Nutrizione umana del Mario Negri di Milano: «Alla base ci sono cereali integrali, legumi, frutta e verdure di stagione, olio di oliva. Salendo, via via, frutta secca, pesce, uova, latte e derivati. Al vertice, le carni rosse e quelle lavorate, da consumarsi preferibilmente in modo sporadico».

Alimenti e stili di vita

Rossella Lamera, dirigente medico di Igiene degli alimenti e nutrizione dell’Ats di Bergamo, ha notato che «per la letteratura, la corretta alimentazione associata a corretti stili di vita comporta la diminuzione del rischio di insorgenza dell’80% delle malattie cardiovascolari, e fino al 30-40% di alcune patologie tumorali. Nello specifico, secondo altri studi specifici, la dieta mediterranea da sola evidenzia una diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari del 30%. La carne rossa e quella lavorata, come gli insaccati, è associata a una maggiore insorgenza del tumore al colon. Non significa che non bisogna consumarne. Ma che bisogna evitarne un consumo abnorme. Compito dell’Ats – ha continuato – è verificare che i menù delle mense scolastiche rispettino le linee di indirizzo scientificamente validate».

Il peso della convivialità

Raul Calzoni, direttore del Dipartimento di Lingue di UniBg, ha poi affrontato l’importanza della convivialità a livello culturale e letterario, citando fra gli altri il rito del pranzo in famiglia secondo il «Lessico famigliare» di Natalia Ginzburg, nonché l’importanza del giusto «ritmo» alimentare garantito dalle tradizioni: come del resto hanno fatto anche gli studenti Arianna e Nicholas, che hanno evidenziato come la «fretta» di nutrirsi disordinatamente, o l’adesione a modelli estetici in voga, rischi di portare tanti loro coetanei a trascurare la propria salute. La psicologa Alice Garnero ha messo in guardia dalla «fame emotiva», portando a sovra o sottoalimentazione. Il convegno sarà trasmesso su caregiverbergamo.it. Prossimo appuntamento il 19 maggio all’Università di Bergamo con «L’importanza di donare midollo, sangue e plasma: aspetti clinici, economici e sociale», organizzato da Artet, Associazione Federica Albergoni e Avis provinciale.

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