Melanoma, la diagnosi precoce può salvare la pelle

Dermatologia I carcinomi cutanei colpiscono chi è esposto con costanza ai raggi solari. Ecco come proteggersi.

Con il ritorno dei mesi estivi, torna la voglia di sole e tintarella. Una esposizione equilibrata ai raggi solari attiva la vitamina D ed ha effetti benefici sul metabolismo osseo. La melatonina contribuisce a migliorare il tono dell’umore. È bene però non eccedere ed osservare poche e semplici regole. Mai esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. Utilizzare creme con fattore di protezione elevato, fino a 50 nei bambini. Indumenti e cappello proteggono la cute anche quando la crema perde efficacia.

Un’esposizione eccessiva alla luce solare rischia di essere dannosa per la pelle. I carcinomi cutanei colpiscono chi è esposto con costanza ai raggi, ad esempio per lavoro o per svago. Chi è soggetto a ricorrenti scottature estive, soprattutto in età infantile, è a più rischio di sviluppare melanomi. Cosa fare in caso di macchie cutanee sospette?

Il medico curante può indirizzare il paziente dallo specialista dermatologo. È questa la figura più indicata per avviare gli opportuni approfondimenti di lesioni anomale. Un esame istologico può confermare la diagnosi di melanoma e identificare le forme a rischio di metastasi.

«Anche nei tumori della pelle, come per tutte le neoplasie, è fondamentale la diagnosi precoce - avverte Paolo Sena, direttore della Dermatologia del Papa Giovanni -. Se preso per tempo, il melanoma è un tumore che in altissima percentuale non ha conseguenze gravi a lungo termine».

«Se preso per tempo, il melanoma è un tumore che in altissima percentuale non ha conseguenze gravi a lungo termine».

Con circa 100 nuove diagnosi nell’anno 2021 e oltre 150 pazienti trattati (adiuvante post operatoria e metastatica), il Papa Giovanni è uno dei pochi centri di riferimento regionali per la gestione del melanoma. Sono circa 200 i singoli casi analizzati collegialmente l’anno scorso. L’équipe multidisciplinare comprende l’oncologo, il dermatologo e il chirurgo, ma nelle varie fasi viene coinvolto l’anatomopatologo, il chirurgo plastico, l’otorinolaringoiatra e il medico nucleare.

I casi più ad alto rischio sono seguiti dalla Chirurgia generale 1. «La biopsia del linfonodo sentinella permette di conoscere se i linfonodi sono stati colpiti dalla malattia - ha precisato il chirurgo Dario Piazzalunga -. Ma solo in rari e selezionati casi eseguiamo ormai interventi demolitivi e invalidanti sui linfonodi in caso di positività. Oggi la funzione della chirurgia è indirizzata soprattutto a fornire elementi utili all’oncologo».

L’analisi dei dati di partenza (di sede anatomica), di quelli ricavati dalla chirurgia, come appunto la diagnosi istologica del linfonodo sentinella, e la successiva caratterizzazione molecolare effettuata dal biologo molecolare permettono di classificare la malattia, effettuando la cosiddetta «stadiazione».Il paziente viene poi contattato in tempi brevi dall’équipe multidisciplinare. Per le forme a più basso rischio può iniziare un percorso di sorveglianza, con periodici controlli dal dermatologo. Negli stadi più avanzati è necessario fare ricorso alla terapia farmacologica, sotto la diretta gestione dell’oncologo. La ricerca ha fatto notevoli progressi, rendendo disponibili armi terapeutiche sempre più mirate.

«Un accurato studio genetico ci permettere di conoscere la struttura molecolare della neoplasia - spiega Barbara Merelli, referente per il melanoma della Oncologia -. Esistono le cosiddette “targeted therapy”, cioè le terapie a bersaglio molecolare, che agiscono in maniera selettiva andando ad inibire la crescita incontrollata delle cellule neoplastiche, bloccando l’evoluzione del tumore. L’altra strategia terapeutica è l’immunoterapia, che punta a inibire l’azione dei recettori che impediscono al sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali. Recenti studi clinici stanno dando preziose indicazioni sulle strategie da adottare anche in caso di malattia metastatica». Importante opportunità per i pazienti è rappresentata dalla possibilità di accedere a farmaci sempre più specifici ed innovativi, grazie all’inserimento in sempre nuovi protocolli di ricerca.

«Un accurato studio genetico permettere di conoscere la struttura molecolare della neoplasia»

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