Melanoma, male subdolo ma è possibile intercettarlo

Dermatologia Rappresenta il 4% dei tumori, tuttavia da solo provoca l’80% dei decessi causati dai tumori della pelle. Preoccupa la crescita nei giovani.

Parlarne per informare, far conoscere, prevenire: «Insieme si può. Insieme funziona». Uno slogan, certo, ma anche una grande verità che vale per tutte le malattie e in particolare, nel mese di maggio, per il melanoma. A questo tumore della pelle sono state dedicate una serie di iniziative grazie a un progetto promosso da sei associazioni di volontariato impegnate nella salute e da Politerapica, con il coinvolgimento di amministrazioni e strutture sanitarie pubbliche e private. «Quando si parla di cancro, di qualsiasi cancro, le armi più efficaci sono la prevenzione e la diagnosi precoce, ma c’è bisogno che la gente lo sappia - dicono Pasquale Intini, presidente di Politerapica, e Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo -. Servono più educazione e più cultura della salute.

Da qui il progetto “Insieme si può. Insieme funziona”, che nei prossimi appuntamenti affronterà i temi del contrasto al tabacco e dell’incontinenza». I numeri che raccontano la diffusione del melanoma ci dicono che in Italia muoiono in media 7mila persone all’anno per questa malattia, che non è senz’ altro la più diffusa, ma è una di quelle più aggressive. Sono un centinaio le nuove diagnosi scoperte ogni anno all’ospedale Papa Giovanni XXIII, molti di più i casi presi in carico. «Il melanoma rappresenta il 4% dei tumori, ma da solo causa l’80% dei decessi causati dai tumori della pelle - spiega Andrea Carugno, dermatologo del Papa Giovanni XXIII -. Solo nel nostro reparto interveniamo su circa 200 casi di melanoma all’anno; parliamo di una malattia che sta purtroppo ancora incrementando, probabilmente perché ci sono diagnosi più precoci. Ma la nostra opera di sensibilizzazione va avanti». Una malattia subdola, molto violenta, che però a differenza degli altri tumori, si può intercettare più facilmente, perché visibile sul proprio corpo: «Dobbiamo imparare a riconoscere i nostri nei e a notarne i cambiamenti - dice la dermatologa Anna Di Landro -. È questa una delle indicazioni da dare nelle campagne di prevenzione. Il cambiamento di un neo può essere sospetto e non ci si può fermare ad aspettare».

Negli ultimi anni si è registrato un aumento considerevole di casi nelle fasce giovanili, tanto che oggi il melanoma rappresenta purtroppo la seconda causa di morte per tumore nei giovani maschi tra i 30 e i 40 anni, dopo il carcinoma del testicolo, e la terza nelle donne. «È dunque importante sensibilizzare proprio queste fasce d’età - dice ancora Di Landro - così com’ è importante evitare scottature da sole nell’infanzia e nell’adolescenza, perché sono tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza del melanoma nell’età adulta».

Una raccomandazione che vale soprattutto in questa fase di avvicinamento all’estate. E come ogni diagnosi di tumore, anche quella che riguarda il melanoma rischia di sconvolgere psicologicamente la vita dei pazienti, soprattutto quando sono molto giovani, e dei loro familiari: «Il melanoma si contraddistingue, come malattia, per le continue visite - dice Valeria Perego, psicologa e psicoterapeuta di Fincopp Lombardia -. Poi riguarda la pelle, ovvero quella parte del corpo che dovrebbe proteggerci, e che invece si ammala, lasciando degli strascichi importanti, anche visivi, dopo l’operazione, che non sempre sono facili da sopportare».

«Insieme con il sole dentro» è un’associazione di pazienti affetti da melanoma, nata da un’iniziativa di Marina Rota: anche lei ha scoperto giovanissima di essere malata e ancora oggi combatte contro una malattia che non è possibile sconfiggere del tutto: «Servono prevenzione e sostegno alla ricerca - dice -. Fino a 10 anni la sopravvivenza era di 6-8 mesi, ora con i nuovi farmaci ci sono ottime possibilità di cronicizzare la malattia. Temiamo che nei prossimi mesi il numero delle nuove diagnosi possa aumentare, dopo il periodo sospensione delle attività durante la pandemia. Serve tanta informazione perché la maggior parte delle persone pensa ancora che si tratti di un banale neo della pelle, ma non è così».

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