Tre milioni di persone colpite in Italia dai «Dna»

DISTURBI ALIMENTARI. Anche l’infermiere gioca un ruolo di rilievo nel contrastare lo sviluppo della patologia, unitamente al medico di famiglia.

In Italia 3 milioni di persone soffrono di «DNA» (disturbi nutrizionali alimentari); in Lombardia dal 2019 sono stati presi in carico 1500 minorenni e 3000 maggiorenni. Tra i maggiorenni lombardi il 3,5% è affetto da «Binge Eating Disorder» (BED, disturbo da alimentazione incontrollata), l’1,5% da bulimia nervosa e lo 0,9% da anoressia nervosa. Tra i 18 e i 24 anni il 6,2% è affetto da «BED» e altri disturbi non specificati, il 4,5% da bulimia e lo 2,0% da anoressia. La letteratura scientifica segnala un trend in costante aumento per tutte le forme di «DNA».

L’anoressia e la bulimia esordiscono con maggiore frequenza tra i 15 e i 19 anni, con aumento esponenziale negli ultimi 30 anni. Fino ad alcuni decenni fa i casi di «DNA» in una scuola superiore erano rari, adesso è possibile individuare più casi nella stessa classe (nel 2022, in Lombardia, sono state ricoverate circa 1.000 persone per anoressia). Fino a pochi anni fa, i «DNA» erano diagnosticati quasi solo alle ragazze. Oggi stanno aumentando i pazienti di sesso maschile e le donne over 50, l’età media di esordio si sta abbassando a 8-12 anni. Individuare i fattori di rischio (un ambiente familiare disfunzionale ed il dismorfismo corporeo, ad esempio) e promuovere campagne di prevenzione rappresenta un obiettivo importante.

Non è infrequente il controllo ossessivo del proprio peso e delle proprie forme. Questo trend si può invertire iniziando ad intercettare i possibili casi di adolescenti affetti da «DNA»

La mancata consapevolezza della disfunzionalità o la negazione stessa di questi sintomi ostacola la tempestività alle cure e talvolta il ricorso alle stesse. Non è infrequente il controllo ossessivo del proprio peso e delle proprie forme. Questo trend si può invertire iniziando ad intercettare i possibili casi di adolescenti affetti da «DNA». L’infermiere può dare una svolta importante partendo dalla sanità locale che guarda sempre più al territorio. L’infermiere di famiglia ed il medico di medicina generale, osservando e collaborando anche con le famiglie, sono in grado di identificare precocemente segni e sintomi di «DCA» (disturbi comportamentali alimentari), attivandosi ed intervenendo repentinamente. L’infermiere scolastico svolge un ruolo di prevenzione primaria, identificando i fattori di rischio per anoressia e bulimia ad insorgenza adolescenziale e pre-adolescenziale, visto che esercita nel medesimo ambiente in cui insorgono queste patologie.

Il ruolo dell’infermiere

Anche l’infermiere esperto in medicina dello sport contribuisce alla lotta contro i «DNA» ed in quest’ambito, queste patologie non sono così rare. Queste tre figure infermieristiche (sportivo, scolastico e di famiglia) potenziate nella loro funzione e formate sulla diagnosi di riconoscimento precoce dei «DNA»; sono un anello di congiunzione efficace per la promozione della salute ed il rapido accesso alle cure mediche necessarie. È un tema di interesse collettivo per la sanità di oggi, con professionisti che scendono in campo per offrire un aiuto concreto a chi ne ha bisogno, includendo anche i canali dei social e delle App. «Schiaccia-DCA» è la prima nella Bergamasca, progettata in Italia, nata per offrire una proposta concreta di aiuto a chi soffre e a chi è vicino a queste persone.

Gli infermieri ci mettono il cuore e tutta la loro professionalità ogni giorno e auspicano che la «rete» di supporto sia sempre più potenziata, ben consapevoli che importante è la formazione ed il costante aggiornamento, con un solo fine: onorare la vita e cercare di salvarla.

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