Borgo Santa Caterina, Mainardi da 30 anni porta l’Addolorata: «I giovani sono la nostra speranza»
L’INTERVISTA. La testimonianza dello storico portatore del simulacro della Madonna dell’Addolorata: dai ricordi delle aste per trasportare la statua da 300 chili all’appello per il futuro della festa.
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Trecento chili di legno sulle spalle, dodici uomini per squadra e un’intera comunità che accompagna la Madonna dell’Addolorata lungo le vie del borgo. Cesare Mainardi quella statua la porta da più di trent’anni. «Ricordo che ai miei tempi, per portare la Madonna, si faceva l’asta: le famiglie erano talmente numerose che chi offriva di più poteva portarla». Oggi i tempi sono cambiati, ma la tradizione continua. «Vedere questi giovani che vogliono portare la statua è una cosa bellissima. Ci dà gioia e speranza per il futuro».
Pensionato, per una vita Mainardi ha lavorato nell’officina meccanica di famiglia in via Baioni. Ma la sua storia è legata soprattutto al santuario: «Sono cresciuto alla sua ombra, ho fatto il chierichetto per molti anni e qui mi sono sposato». Intorno ai quarant’anni è entrato nel Comitato dei festeggiamenti, di cui fa parte da oltre trent’anni.
La devozione risale al miracolo del 18 agosto 1602, quando, secondo la tradizione, una stella illuminò il dipinto dell’Addolorata realizzato da Giacomo Anselmi nel 1597 e ormai deteriorato dalle intemperie, riportandolo all’antica bellezza.
Il momento più intenso resta la processione. «Passare lungo Borgo Santa Caterina e vedere gli anziani e gli ammalati ai bordi della strada, vedere la loro fede, ti dà la forza di continuare»
Il momento più intenso resta la processione. «Passare lungo Borgo Santa Caterina e vedere gli anziani e gli ammalati ai bordi della strada, vedere la loro fede, ti dà la forza di continuare».
Mainardi conserva anche un ricordo speciale. «Una decina d’anni fa stavamo chiudendo il santuario a mezzogiorno. Una signora anziana mi disse: “Ma come, chiudete proprio nell’ora in cui è avvenuto il miracolo?”. Aveva ragione». Da allora, il 18 agosto, il santuario resta aperto e a mezzogiorno si tiene un momento di preghiera.
Ora la sfida è il futuro. «Vorrei che Bergamo sentisse questa festa come propria. Non è soltanto la festa di Santa Caterina, è la festa della città». E l’appello è rivolto soprattutto a chi vuole diventare portatore o dare una mano al Comitato: «Abbiamo bisogno di gente nuova».
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