Francesca Acquati: «Volevo fare l’astronauta ma ora porto Marina Abramovic a Isaac Julien a gres art 671»

L’INTERVISTA. La direttrice generale di Gres Art 671 racconta la nascita del centro culturale, le grandi mostre internazionali e il ruolo dell’arte nella trasformazione di Bergamo.

Lettura meno di un minuto.

Bergamo

Rigenerare un luogo attraverso l’arte, trasformare un’ex area industriale in uno spazio aperto alla città, costruire un programma culturale capace di dialogare con i grandi nomi della scena internazionale ma anche con il territorio. È il percorso che Francesca Acquati, direttrice generale di gres art 671 , ci racconta in questa intervista.

«Siamo partiti con Marina Abramović, abbiamo avuto l’onore di poterlo fare», racconta Acquati, ricordando la mostra inaugurale come una scelta «coraggiosa» da entrambe le parti: da parte di gres art 671, appena nato, e da parte dell’artista, che «ha visto dell’energia, ha visto la novità e si è fidata». Da lì si è sviluppato un progetto che Acquati definisce multidisciplinare, con una forte vocazione espositiva: una o due mostre l’anno come «spina dorsale» del programma, attorno alla quale si innestano talk, incontri, performance e attività capaci di ampliare i temi proposti.

La formazione

La direttrice racconta anche il suo percorso personale, dalla formazione in filosofia estetica e management della cultura ai progetti di rigenerazione urbana attraverso arte e cultura. Un’esperienza che ha trovato a Bergamo un terreno naturale: «un’area ex industriale abbandonata, un luogo di cui prendersi cura e restituire all’uso pubblico e alla cittadinanza».

«Museum Dreams» di Isaac Julien , visitabile fino al 4 ottobre è la mostra in corso ed è la prima grande retrospettiva italiana dedicata al videoartista, costruita attorno a cinque grandi videoinstallazioni. E guardando al futuro confessa un sogno: portare a Gres Art 671 Pipilotti Rist, artista che per lei rappresenta «indipendenza e libertà».

© RIPRODUZIONE RISERVATA