( foto cesni)
IL RACCONTO. L’uomo, artigiano, ha un vistoso livido e gli occhiali rotti: «Scatenati con calci e pugni sull’altro papà a terra».
Martinengo
«Io sono quello messo meglio dei tre. L’altro papà, che vive a Soresina, in provincia di Cremona, è tornato stamattina in ospedale perché non ci vede bene da un occhio, essendo stato colpito con un pugno fortissimo dalle spalle. Mentre il terzo, bresciano di Lumezzane, ha riportato ematomi ovunque: lo hanno colpito ripetutamente, anche quando era a terra, con calci e pugni». A raccontare quello che è accaduto a questi tre papà, picchiati da un gruppo di maranza durante il fine settimana sul Garda, a Toscolano Maderno, è l’unico bergamasco dei tre: 54 anni, di Martinengo, è un artigiano. Ha un vistoso ematoma sotto l’occhio sinistro e, mentre racconta l’accaduto nel cortile di casa, nel cuore della cittadina della Bassa, si toglie gli occhiali che si sono piegati durante la colluttazione. Preferisce mantenere l’anonimato: «Più per mia figlia che per me, visto che è minorenne: io ho avuto dieci giorni di prognosi e questo livido è il risultato di una ginocchiata all’occhio».
«uno ci prendeva anche in giro, sollevando la cassa e dicendoci: “Dai, su, venite a prenderla se ne avete il coraggio»
«Il primo a intervenire è stato uno degli altri due papà, la cui figlia di 14 anni, amica della mia, aveva subito il furto della cassa bluetooth da uno di questi loro coetanei e ha chiamato in lacrime il genitore, che in bici si è precipitato al Campo Ippico – racconta il genitore –. In pochi attimi è scattato il tamtam di telefonate e siamo arrivati anche io e il terzo papà. Ma anche questi ragazzini si sono dati man forte: uno ci prendeva anche in giro, sollevando la cassa e dicendoci: “Dai, su, venite a prenderla se ne avete il coraggio”. Poi si sono avvicinati e hanno iniziato a insultarci e spintonarci. Da quattro sono diventati sei o sette. Io ero in piedi e cercavo di soccorrere il mio amico a terra, ma la furia del branco era troppa. Poi, tra le minacce di farcela pagare e di tornare con una pistola perché “sappiamo dove abitate”, se ne sono andati. E non è la prima volta che lì accadono fatti del genere: l’anno scorso sempre i maranza avevano invitato un coetaneo a “regolare i conti” e lui si era poi presentato con i carabinieri: negli zaini avevano dei taser e un coltello. Noi ci siamo solo difesi da questi ragazzi, che agiscono pensando di potere fare ciò che vogliono. E questo è il risultato. Uno di loro, non so con quale coraggio, oggi ha anche chiamato mia figlia, benché l’avesse bloccato sul cellulare, per cercare di sminuire i fatti e dire che era colpa nostra. Ma quando mai? Noi abbiamo sporto denuncia e incaricato anche un avvocato perché per quello che hanno fatto devono pagare anche se sono ragazzi». Ragazzi che hanno tutti un volto e un nome: i carabinieri di Toscolano hanno infatti raccolto le immagini delle telecamere di sorveglianza di tutta la zona e le testimonianze delle persone che abitano e lavorano in quell’area nei pressi del lungolago e già domenica sera i primi ragazzi ritenuti tra i coinvolti nella rissa sono stati identificati e poi sentiti dai carabinieri. Arrivare alle identità di tutti non è stato complesso: alcuni erano infatti nomi e volti già noti alla locale Arma. Ora i militari vogliono attribuire a ciascuno il ruolo preciso nella rissa.
«Non abbiamo paura a tornare a Toscolano perché ci andiamo in vacanza da anni – conclude il papà bergamasco –: ma è chiaro che la presenza di questi ragazzi e delle loro scorribande sta creando diversi problemi in una località che si basa principalmente proprio sul turismo».
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