(Foto di Cesni)
LE INDAGINI. I sommozzatori alla diga del Furlo, nelle Marche, ma non sono state trovate tracce del 19enne Riccardo Branchini.
Lettura meno di un minuto.I sommozzatori di Treviglio sono scesi nelle Marche, alla diga del Furlo, per tentare un’impresa al limite delle possibilità tecniche: ritrovare tracce di Riccardo Branchini, il diciannovenne di Acqualagna, provincia di Pesaro e Urbino, scomparso nell’ottobre del 2024. La vettura del giovane venne rinvenuta nei pressi del bacino, circostanza che ha concentrato i sospetti su quello specchio d’acqua. Tuttavia, i mesi di perlustrazioni condotti dalle forze dell’ordine non hanno restituito alcun esito. Chiamata direttamente dalla famiglia di Branchini, la squadra bergamasca guidata dal presidente Ugo De Tullio ha affrontato due giornate di ricognizione lungo il corso del fiume a valle della diga.
«Abbiamo compiuto un primo sopralluogo a luglio per verificare la fattibilità dell’intervento – spiega De Tullio – e dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie abbiamo predisposto l’operazione». I sommozzatori hanno messo in campo 12 volontari con due furgoni, un’auto operativa, un gommone da rafting e uno a motore. «Tra venerdì e sabato abbiamo battuto 4 chilometri di fiume, controllando anfratti e chiuse per cercare risposte. È la prima volta che affrontiamo una missione a tale distanza di tempo dalla scomparsa: l’obiettivo diventa individuare reperti più che il corpo». Proibitive le condizioni. Le acque torbide riducono la visibilità a meno di dieci centimetri, rendendo inutilizzabili le telecamere e costringendo gli operatori a procedere palmo a palmo. Le ricerche hanno portato al recupero di alcuni indumenti, rivelatisi estranei alla vicenda.
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