Undici dipendenti in una casa senza luce, 35enne titolare di un sushi a Treviglio a processo per caporalato
LAVORO. Alla sbarra per caporalato un 35enne titolare del locale. Per l’accusa condizioni abitative degradanti e tre persone costrette a lavorare per 11 ore al giorno a 700 euro al mese.
Lettura 2 min.Treviglio
Alloggiati in undici in un appartamento-dormitorio piuttosto spazioso ma privo di elettricità e di acqua calda. Tre di loro, secondo l’accusa, sarebbero stati sfruttati, con retribuzioni non adeguate all’orario e alle condizioni di lavoro.
Con l’accusa di caporalato è a processo il titolare di un ristorante sushi «all you can eat» di Treviglio, un uomo, cinese, di 35 anni, residente a Treviglio, legale rappresentante della società Sushi Maison Treviglio srl che gestisce il locale.
Tutti gli undici inquilini sono di origine straniera, anche le tre parti offese: due uomini addetti alla preparazione del sushi nella cucina del ristorante e una donna assistente di sala. Tutti i cittadini stranieri identificati, sia quelli al lavoro che quelli ospitati nell’appartamento-dormitorio, sono regolari. Solo un lavoratore del locale, tra quelli controllati, è risultato lavorare in nero. Gli altri avevano una busta paga, ma secondo la Guardia di Finanza di Treviglio e il pm Maria Esposito, i compensi sarebbero stati sproporzionati rispetto all’orario di lavoro.
Il reato di caporalato
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe «approfittato del loro stato di bisogno, in quanto tutti stranieri» e «bisognosi di un alloggio e di un’occupazione al fine si sostentare economicamente sé stessi e le famiglie in Italia ovvero nel Paese di origine».
Tra le accuse, quella di «reiterata corresponsione di retribuzioni difformi rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro di categoria» e quella di «totale violazione della normativa assicurativa e previdenziale, nonché della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale e alle ferie».
Una donna ha detto di percepire 700 euro in busta ma anche 1.100 euro in contanti, ma al processo non si è presentata
Come ha ricostruito nell’udienza di lunedì un luogotenente della Guardia di finanza di Treviglio, i turni di una dei tre lavoratori che sarebbero stati sfruttati andavano dalle 10.30 alle 15.30 e proseguivano il pomeriggio e la sera dalle 17 alle 23.
La donna, una delle tre presunte vittime di sfruttamento, aveva una busta paga da 700 euro al mese. Lei, che abita in un appartamento diverso da quello perquisito dalla Finanza, ha però raccontato di percepire altri 1.110 euro mensili in contanti. Sono dichiarazioni che andrebbero verificate e per questo il pm Esposito l’aveva citata per l’udienza di ieri, a cui lei non s’è però presentata. Il giudice ha così disposto l’accompagnamento coattivo per la prossima udienza il 1° febbraio 2027.
L’appartamento-dormitorio
Quanto all’appartamento di via Magenta a Treviglio, poco distante dal ristorante e che risulta preso in affitto dalla moglie del 35enne., dove sono stati scoperti gli undici inquilini, il
«La situazione alloggiativa era inadeguata. Non c’erano corrente elettrica e acqua calda»
luogotenente ieri ha messo in rilievo le condizioni degradanti. «La situazione alloggiativa era inadeguata - ha ribadito -. Non c’era corrente elettrica, l'ispezione abbiamo dovuto farla con le torce dei telefonini, non c’era acqua calda e la cucina era inutilizzabile. Può essere che gli ospiti mangiassero al ristorante in cui lavoravano. Sul pavimento, tra immondizia sparsa, abbiamo comunque trovato buste di cibo».
Il pm ha rinunciato a quasi tutti i testi, tranne la donna parte offesa e un altro testimone, entrambi citati per la prossima udienza. La difesa vuole invece sentirli tutti. In proposito il giudice si è riservato la decisione.
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