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Lunedì 19 Gennaio 2026
Viveka Assembergs, «Fragilità Riflesse»: un percorso di rielaborazione tra vuoti colmati e ferite suturate
L’INTERVISTA. A Palazzo Creberg in largo Porta Nuova a Bergamo fino al 30 gennaio è visitabile l’opera monumentale dell’artista bergamasca nata a Stoccolma.
Bergamo
Un’opera enorme che cattura l’attenzione e che occupa in altezza tutto l’androne dell’ingresso del palazzo storico del Credito Bergamasco in Largo Porta Nuova a Bergamo, «Fragilità Riflesse» dell’artista Viveka Assembergs, è visitabile sino al 30 gennaio 2026.
L’opera è divisa in due parti, quella di una figura umana e quella creata da un movimento discendente, che parte dal soffitto e arriva a terra, che rappresenta il formarsi della figura di un
lupo. «A posteriori credo di poter dire che sia stato un po’ come trovarmi in una situazione di passaggio, - dice Viveka Assembergs -, nel quale io ho rivisto tutti i momenti importanti della mia vita».
Un’opera è composta da materiali molto diversi, dalla fibra di vetro, alle garze, fino al gesso e allo stucco. A dominare nel retro delle figure, invece, sono i vuoti. I vuoti dell’esistenza che la realizzazione di quest’opera ha contribuito a colmare, così come le suture che Viveka ha reso evidenti sulle garze che ricoprono la figura umana e che ne simboleggiano la memoria. Un percorso di riempimento interiore e personale, ma anche di rielaborazione, allo stesso tempo intimo e universale.
«Fragilità Riflesse» di Viveka Assembergs. Video di Roberto Vitali
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