Il Sebino assediato dai siluri: si valuta la pesca di selezione

ECOSISTEMA. Dal 2002 al 2025 catturati 2.247 esemplari. Ora la proposta: sfruttare una app che georeferenzia avvistamenti e nidi. E prosegue la bonifica dalle alghe.

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L’ecosistema del Sebino, che continua a richiamare sempre più turisti, deve affrontare due minacce: i pesci siluro e la proliferazione delle alghe. Per quanto riguarda il Silurus glanis, presente nel Sebino da ormai una quarantina d’anni, sono diverse le iniziative di Regione Lombardia per contenere una specie ritenuta dannosa verso i pesci autoctoni del lago di Iseo.

Un progetto della Riserva naturale Torbiere del Sebino, finanziato dal Pirellone, ha consentito di catturare tra il 2022 e il 2025 2.247 siluri per un peso complessivo di 14 tonnellate e 884 chilogrammi. Diego Invernici, l’ex sindaco di Pisogne e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, è al lavoro per ottenere deroghe alle norme del settore in modo che sia legale installare reti selettive a ridosso delle sponde. La scorsa settimana la consigliera del Partito Democratico Miriam Cominelli ha presentato un’interrogazione con la quale chiede i risultati raggiunti con il piano di contenimento del triennio 2023-2025 per il quale erano stati stanziati (complessivamente) 900mila euro e se la regione intende finanziare nuove attività.

Il progetto sul Garda

Lo stesso giorno in cui veniva depositata l’interrogazione (a cui sarà data risposta in una delle prossime sedute del consiglio regionale), nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli è stata presentata l’iniziativa di un gruppo di pescatori e ingegneri bresciani che nel lago di Garda stanno sviluppando l’app «Siluradar» la quale consente di georeferenziare avvistamenti, catture e censimenti dei nidi del pesce siluro. «Questa app – ha spiegato il consigliere regionale della Lega Floriano Massardi, presidente della Commissione Agricoltura, Montagna e Foreste – potrebbe essere la base di partenza di una “pesca di selezione”. Se messa a regime attraverso un necessario supporto legislativo che preveda corsi di abilitazione, un Albo dei Selettori ed il necessario sostegno ai volontari, questa proposta potrebbe rivelarsi decisiva nella tutela del nostro patrimonio ittico e delle specie autoctone minacciate».

Per questo ha annunciato: «Verificheremo e seguiremo con grande interesse ogni possibile sviluppo del progetto».

La questione microfite

Per quanto riguarda le alghe invece, il clima torrido di giugno ha fatto sentire i suoi effetti: lo scorso mese la società Manutenzione e Promozione Laghi (controllata dall’Autorità di bacino) ha recuperato più di 400 tonnellate di infestanti davanti a Sarnico, Paratico e Clusane d’Iseo. In particolare stanno proliferando due specie, la Vallisneria spiralis e la Lagarosiphon major, creando disagi alla navigazione e agli operatori turistici del luogo.

«La crescita della macrofite – spiega Marco Terzi, amministratore unico di Mpl – è avvenuta in anticipo rispetto al passato. Il periodo di raccolta era, solitamente, a luglio. Colpa probabilmente del gran caldo e del repentino abbassamento del lago che in pochi giorni è sceso di mezzo metro. I nostri operai ce la stanno mettendo tutta, ma il lavoro da fare è veramente tanto. Nel basso Sebino abbiamo due battelli spazzino costantemente in azione, ma lo scenario è chiaro e poco edificante, con ettari di superficie acquatica ricoperti dalle alghe».

Per contrastare il problema, l’Autorità di Bacino Lacuale dei laghi Iseo, Endine e Moro, e le Provincie di Brescia e Bergamo, hanno stanziato, su base triennale, 450mila euro. Le piante raccolte vengono poi trasportate a Chiari, nel Bresciano, dove una volta seccate vengono riciclate come fertilizzante.

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