Il saluto della Valle (ma non solo) al «Tira»: «Quanta vita insieme»
IL LUTTO. Viavai di amministratori e amici per lo storico cronista de L’Eco di Bergamo, amato e apprezzato da molti. I figli: «Ognuno ha un aneddoto da raccontare, stimato per il suo lavoro».
Lettura 2 min.L’intera Valle Brembana ricorda con affetto e stima il maestro e giornalista Sergio Tiraboschi venuto a mancare dopo una breve malattia. Lui, in 50 anni di servizio per L’Eco di Bergamo, ha sempre sostenuto che il vero cronista deve essere presente sul luogo dell’evento e la «sua Valle» sta ricambiando questa sua immancabile presenza con un via vai di visite alla salma, composta nella camera mortuaria dell’Istituto don Stefano Palla a Piazza Brembana. «Arrivano sindaci ed ex sindaci, ma anche tanti suoi ex alunni, atleti e gente comune, soprattutto dell’alta Valle, che l’ha conosciuto in tutti gli anni da giornalista in zona – dice la figlia Marta –. Ognuno ha un aneddoto simpatico da regalarci che ci ricorda che, al di là dei suoi modi apparentemente burberi, era stimato per il suo lavoro da maestro e la sua passione da giornalista».
Lui, in 50 anni di servizio per L’Eco di Bergamo, ha sempre sostenuto che il vero cronista deve essere presente sul luogo dell’evento e la «sua Valle» sta ricambiando questa sua immancabile presenza
Da New York, dove vive con la moglie Nicoletta, è arrivato in mattinata il figlio Siro, che aveva già in programma di rientrare in Italia a breve, in occasione dei 90 anni del papà il 5 di luglio. Presenti alla camera mortuaria, oltre ai figli e al genero Roberto, l’adorato nipote Nicolò con la compagna Alessia che spesso il nonno citava con orgoglio.
«Ognuno ha un aneddoto simpatico da regalarci che ci ricorda che, al di là dei suoi modi apparentemente burberi, era stimato per il suo lavoro da maestro e la sua passione da giornalista»
La storia professionale
Sergio ha iniziato a scrivere nel tempo libero dal 1976 e a tempo pieno dalla fine della carriera come maestro, cioè nel 1988. «Inizialmente si occupavo di sport, la cronaca dello sci e del calcio, poi gli avevano proposto di seguire gli eventi in Valle Brembana e Imagna e da lì non ha mai smesso», prosegue la figlia.
In tanti associano «Il Tira» al suo amico fotografo Giorgio Andreato, scomparso per infarto durante un servizio di cronaca nera sulla strada della Valle Brembana nel novembre del 2017. Qualcuno sosteneva, addirittura, che avesse smesso di scrivere non per la stanchezza dovuta all’età ma per la mancanza del suo «socio» Andreato. Lui sembrava sorridere, nascosto dal fumo del suo sigaro, ma non l’ha mai smentito.
Fino a poche settimane fa Sergio era nella sua casa a Zogno, a pochi passi dal Museo della Valle, dove era nato 89 anni fa: lì, da qualche anno, si prendeva cura della moglie Manuela.
A fine maggio ha avuto un malore e, dopo il ricovero in ospedale e la scoperta di una malattia inguaribile, la difficile decisione di andare all’Hospice di Piazza Brembana, una struttura fortemente voluta dal suo amico Piero Busi (storico presidente della Comunità montana della Valle Brembana, scomparso durante la pandemia di Covid nel 2020, ndr) «per un periodo di sollievo per mia figlia che deve curarne due adesso» diceva a chi andava a trovarlo.
Con L’Eco di Bergamo da una parte e gli auricolari per ascoltare alcuni podcast di attualità dall’altra, si stupiva che anche lì ci fosse una processione di persone che andava a trovarlo. Lucido e con spirito critico fino all’ultimo giorno, chiedeva a tutti informazioni sulla «sua» Valle. Mai per pettegolezzo ma sicuramente per viverla ancora un po’, almeno col pensiero. La Valle Brembana che mai lo dimenticherà. Grazie, Tira.
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