Malore al volante, si schianta in auto: addio «Kennedy»

Spinone al Lago.Gli amici lo chiamavano così: Francesco Cantamessi
aveva girato il mondo come operaio. Giovedì i funerali.

Tragedia martedì mattina 20 dicembre sulla statale 42 a Spinone al Lago. Un automobilista si è sentito male poco prima delle 9 mentre era alla guida della sua auto: diretto a casa, non vi è mai arrivato. Francesco Cantamessi, pensionato di 78 anni di Spinone, è stato stroncato da un infarto che non gli ha lasciato scampo.

Stava guidando la sua Citroën azzurra dopo aver bevuto un caffè in un bar di Casazza. Era diretto a casa dalla moglie Mimma che lo stava aspettando. All’altezza del rondò di Spinone è stato colto da un malore: non è riuscito ad accostare ed è uscito fuori strada. L’utilitaria ha concluso la sua marcia contro il guardrail che è stato lievemente danneggiato.

«Mio fratello Marco è stato chiamato dal colleghi di lavoro – racconta la figlia Samantha –, l’azienda in cui lavora è vicina e hanno contattato mio fratello che era a casa. Lui è andato subito a vedere cosa fosse successo. Purtroppo era nostro papà che si era sentito male. Aveva fatto il suo giretto a Casazza e stava ritornando a casa. Aveva fatto le analisi del sangue nei giorni scorsi, andava tutto bene».

L’allarme è stato lanciato subito. Sul posto i vigili del fuoco, l’ambulanza insieme ai carabinieri. Nel prato vicino alla pasticceria «Sommia» è atterrato l’elisoccorso. Il personale medico ha fatto di tutto per cercare di stabilizzare le condizioni, ma il 78enne è deceduto. Lascia nel dolore la moglie Mimma, i due figli Marco e Samantha, i familiari e i numerosi amici.

La salma è stata trasferita alla casa del commiato Monieri di Trescore dove è allestita la camera ardente. Tanti familiari e amici martedì pomeriggio si sono stretti attorno alla famiglia. L’ultimo saluto sarà giovedì 22 dicembre alle 14,30 nella parrocchiale di Spinone. Seguirà il trasporto al tempio crematorio.

Cantamessi viveva in via Mameli 9 e in paese era conosciuto con il soprannome di Kennedy. «Lo chiamavano tutti così, forse perché aveva girato molto per lavoro - ricorda la figlia –, aveva lavorato come operaio per una ditta che costruisce dighe. La sua attività lo aveva spinto in zone lontane. È sempre stato un punto di riferimento per noi. Era una persona dolce e molto riservata».

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