Portati in salvo 16.926 rospi sul lago d’Endine, in campo 250 volontari

L’INIZIATIVA. Conclusa in anticipo la campagna di salvataggio in Val Cavallina.

La campagna di salvataggio degli anfibi in migrazione al lago d’Endine si è conclusa con qualche giorno d’anticipo rispetto al solito. Bufo bufo (rospi comuni) e compagni (rane, tritoni, salamandre) sembrano aver concluso gli spostamenti legati al loro ciclo riproduttivo, che ogni anno li spinge a scendere verso l’acqua per poi fare ritorno alle tane nei boschi.

«I rilievi negli ultimi giorni hanno confermato una drastica riduzione degli esemplari in transito, segnando il naturale declino della curva di migrazione per questa stagione – comunicano dalla Comunità montana dei Laghi bergamaschi –. Nonostante le recenti piogge e le condizioni meteorologiche apparentemente idonee, non si sono registrati incrementi tali da far presagire nuove ondate migratorie».

Il numero e le specie di rane e rospi

I numeri del fenomeno, registrati dai tecnici e dalle Guardie volontarie ecologiche della Comunità montana locale, della Provincia, del Parco del Serio, della Comunità montana della Valle Seriana, del Parco dell’Adamello e del Parco Nord di Milano (in tutto una trentina), parlano di un totale di 16.926 bufo bufo intercettati in discesa verso il lago, di cui 11.135 maschi e 5.791 femmine, e di 15.511 in risalita, di cui 6.189 femmine e 9.312 maschi. Ai bufo bufo però vanno sommate anche 1.546 rane di Lataste in discesa e 2.290 in risalita, 105 rane dalmatine in discesa e 31 in risalita, e 24 rane verdi in discesa e 7 in risalita, 2 salamandre e un tritone crestato. Le cifre sembrano indicare un leggero calo rispetto al censimento del 2025, quando invece i bufo bufo rilevati in discesa erano stati 20.625 e in risalita 16.520.

La motivazione della variazione dei flussi

Ma i censimenti oscillano negli anni e non necessariamente segnalano una diminuzione della popolazione. «Probabilmente non è una questione legata alle dinamiche della popolazione, ma a fattori connessi al cambiamento climatico – spiegano dalla Cmlb –. Qui sul lago, gennaio e febbraio sono sempre stati mesi freddi e secchi. Negli ultimi anni però ha piovuto già all’inizio dell’anno e le temperature sono state un po’ più miti. Di conseguenza in alcune serate potrebbero essersi verificati dei flussi sfuggiti ai censimenti: è un’ipotesi che pare confermata dai numeri, perché, a differenza del solito, le discese non sono state molto superiori alle risalite. E poi c’è un altro aspetto. Con temperature più alte, specie quest’anno, la migrazione proseguiva spesso tutta la notte, mentre generalmente si arrestava un paio di ore dopo il tramonto. Molti anfibi non compaiono nei rilevamenti anche per questo».

La mobilitazione dei volontari

L’operazione di salvataggio, che si è sviluppata sulla sponda orientale del lago, ha mobilitato una grande quantità di persone. In tutto i coordinatori delle operazioni hanno potuto contare, oltre che sulle Gev, anche su 250 volontari che, in gruppi, sono usciti quasi ogni sera a soccorrere gli anfibi; e altri 100 volontari erano pronti per intervenire se la campagna si fosse prolungata. Il loro compito era quello di aiutare gli esperti e le Gev a trasportare da una parte all’altra della strada provinciale 76 gli animali arenati in prossimità delle barriere, stese ai lati della carreggiata per evitare che gli animali rimanessero schiacciati dai mezzi in transito.

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