Albino, il Comune pronto ad acquisire la chiesa della Ripa
LA DECISIONE. L’amministrazione ha deciso di esercitare il diritto di prelazione sull’edificio. «Il recupero del luogo è importante per la comunità».
Lettura 2 min.Il Comune di Albino si avvia a diventare proprietario della chiesa superiore dell’ex convento carmelitano della Ripa. Luogo dal forte valore storico e identitario per la comunità, verrà acquistato dal Comune grazie alla scelta – approvata la scorsa settimana in consiglio comunale – di esercitare il diritto di prelazione sull’immobile. Trattandosi di un bene vincolato dalla Soprintendenza, la sua vendita all’asta è sottoposta a questo possibile intervento di alcuni enti pubblici, tra cui il Comune.
Il Comune eserciterà il diritto di prelazione
«A fronte di una perizia di un milione e 100mila euro, effettuata nel 2018, la chiesa, dopo diversi tentativi di vendita andati deserti, è stata aggiudicata nell’aprile scorso per soli 65mila euro – ha spiegato il sindaco Daniele Esposito in Consiglio –. Dopo una serie di riflessioni, abbiamo scelto di esercitare il diritto di prelazione, considerando come l’immobile ha caratterizzato e caratterizza la storia del Comune».
In particolare, Esposito ha enfatizzato come questa chiesa sia il luogo in cui si è compiuto il miracolo della Madonna della Gamba, come ricordato ogni anno con la celebrazione, ai piedi dell’ex convento, della Messa della vigilia della festa. Dopo il fatto prodigioso del 9 ottobre 1440, nel 1463 ha avuto inizio la costruzione di questa chiesa dedicata alla Vergine della Natività, grazie al voto e alla donazione del nobile Concino dei Signori di Comenduno. Tre anni più tardi è stata avviata anche l’edificazione del convento, con l’insediamento dei frati Carmelitani.
«Il Comune doveva attenzione a questo immobile ricco di storia per il tessuto sociale, culturale e religioso di Albino – ha aggiunto ancora il primo cittadino –. Nonostante necessiti di interventi importanti di ristrutturazione, riteniamo che abbia potenzialità enormi, anche alla luce del fatto che si inserisce in un contesto già parzialmente valorizzato».
La storia della Ripa
Il complesso monastico – dopo la soppressione settecentesca, prima ancora dell’epoca napoleonica – è stato infatti in gran parte già recuperato e destinato ad altri usi (un hotel, un’attività artigianale e il centro culturale «Diaforà», della cooperativa «La Fenice»). La chiesa superiore, che il Comune si avvia ad acquistare (come chiarito dal sindaco, sarà necessario un ulteriore passaggio in Soprintendenza affinché il diritto di prelazione del Comune venga confermato), è rimasta invece in condizioni di abbandono da anni, e porta tutti i segni del tempo. «L’edificio non è in buono stato, la copertura in particolare presenta gravi problemi di infiltrazioni – ha chiarito Esposito –. Serviranno diverse centinaia di migliaia di euro per intervenire. Il Comune partirà con le sue idee e andrà a bussare alle porte delle fondazioni territoriali, ma anche di Regione e governo per trovare fondi».
Intanto, con una variazione di bilancio approvata nel medesimo Consiglio, sono stati stanziati i soldi che hanno permesso di accaparrarsi l’immobile a un prezzo quasi simbolico («Cento euro al metro quadro», ha sottolineato Davide Zanga, presidente del consiglio comunale).
Sulla complessa situazione attuale dell’edificio pesa anche la sua identità di luogo sconsacrato o meno. «Nella perizia di vendita era indicato come edificio sconsacrato, ma delle interlocuzioni che abbiamo condotto non è emerso alcun documento di riduzione a uso profano», ha sottolineato il primo cittadino.
L’obiettivo, previo reperimento dei fondi per il recupero, è che possano ritrovare la loro casa le opere di Enea Salmeggia e Gian Battista Moroni realizzate per questa chiesa. «È una sfida – ha concluso il sindaco, prima che il punto passasse con il voto favorevole dell’intero Consiglio, fatta eccezione per l’astensione della consigliera indipendente Brunetta Guarnieri –. Lanciamo il cuore oltre l’ostacolo, ma vogliamo cogliere questa sfida, perché il recupero di questo luogo così importante per la nostra storia può essere un elemento qualificante per la nostra comunità».
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