Niente asilo in 34 paesi della Bergamasca. La soluzione? Aggregarsi

SOSTENIBILITÀ. In 125 Comuni presente solo la scuola dell’Infanzia paritaria. Corna: «Molti vantaggi fiscali e burocratici dall’iscrizione al Terzo Settore».

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Il progressivo calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione stanno ridefinendo gli equilibri del territorio. In questo scenario, il sistema educativo bergamasco è chiamato a interrogarsi su come garantire sostenibilità e futuro alle scuole dell’Infanzia. Sul territorio provinciale, in 125 comuni è presente esclusivamente la scuola dell’infanzia paritaria, in 50 comuni opera soltanto la scuola statale ed in 34 comuni convivono scuole statali, paritarie e private.

Restano però 34 comuni completamente privi di servizi per l’infanzia. «Si tratta di un dato allarmante – sottolinea Sertori – in molte comunità, soprattutto nelle aree periferiche e vallari, la scuola dell’infanzia rappresenta uno degli ultimi servizi di prossimità rimasti. Non è soltanto un luogo educativo, ma anche uno spazio di relazione tra le famiglie e un fattore di coesione sociale». Per questo la presenza delle scuole paritarie non può essere letta esclusivamente attraverso i numeri: dietro ogni struttura c’è una comunità che investe sulle nuove generazioni e sul proprio futuro.

Tra le strategie adottate per rispondere a queste criticità sta assumendo un ruolo sempre più rilevante il percorso verso il Terzo settore. Diverse scuole si stanno costituendo in associazioni o organismi unitari in grado di gestire più realtà educative attraverso un unico soggetto giuridico, secondo il modello degli enti del terzo settore (Ets). L’entrata in seguito del Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), prevista dalla riforma introdotta con il d.lgs. 117/2017, rappresenta una significativa opportunità per il mondo delle scuole dell’infanzia paritarie.

«Le scuole Adasm-Fism stanno acquisendo sempre maggiore consapevolezza dei vantaggi legati all’iscrizione al Terzo settore – spiega Casimiro Corna, consulente Adasm-Fism Bergamo – tra i principali benefici vi sono il riconoscimento formale della natura non lucrativa dell’ente, i conseguenti effetti fiscali, la possibilità di accedere al 5x1000, una maggiore facilità nell’accesso a bandi pubblici e privati e un rapporto più strutturato con gli enti locali».

Attualmente sono già una quarantina le scuole bergamasche iscritte al Runts, numero destinato a crescere grazie alle prime esperienze di aggregazione già avviate sul territorio. Tra queste spicca il caso di Nembro, dove una scuola gestita da una fondazione si è associata con una scuola parrocchiale. La nuova realtà, che coinvolge anche i Comuni, ha ottenuto l’iscrizione al Runts, diventando un esempio concreto di come la collaborazione tra istituti possa trasformarsi in un modello gestionale innovativo. Un’esperienza che il presidente Pietro Daina sintetizza così: «La nostra esperienza a Nembro è concretezza formale e sostanziale, dalla quale partire per compiere ulteriori passi concreti». In una fase di profonda trasformazione del sistema educativo e demografico, il modello Ets si afferma non solo come strumento amministrativo, ma come leva strategica per garantire continuità, sostenibilità e radicamento territoriale alle scuole dell’infanzia paritarie, preservando un patrimonio educativo che rappresenta ancora un punto di riferimento essenziale.

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