«Un martire», padre Martino Capelli è Beato - Foto e video
LA CELEBRAZIONE. A Bologna domenica 27 settembre la beatificazione del dehoniano di Nembro con altri due sacerdoti fucilati dai nazisti. Il cardinale Semeraro: «Si misero nelle condizioni di servi. Anziché fuggire restarono con le proprie comunità». Il Vescovo Beschi: «Quel coraggio evangelico richiesto anche oggi».
Lettura 2 min.Ci sono date che rimangono incise nella storia di una comunità e che, ricordate negli anni, fanno rivivere quei momenti così speciali. È il caso di domenica 27 settembre 2026. Padre Martino Capelli, dehoniano di Nembro, è Beato.
La solenne concelebrazione eucaristica svoltasi domenica pomeriggio a Bologna, nell’imponente Basilica di San Petronio, ne ha sancito la beatificazione, insieme a quella di don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, e don Elia Comini, salesiano con cui il nembrese aveva stretto una grande amicizia e fraternità sacerdotale (negli anni ’30 don Elia fu anche insegnante a Treviglio).
I tre «martiri di Monte Sole» sono strettamente legati dalle circostanze del proprio sacrificio per mano dei nazisti: don Comini, nato nel 1910 a Calvenzano di Vergato, in provincia di Bologna, venne fucilato il 1° ottobre 1944 insieme a Padre Capelli. La fucilazione di don Ubaldo Marchioni, classe 1918 di Vimignano, frazione del comune di Grizzana nell’Appennino bolognese, avvenne due giorni prima, sempre nel brutale eccidio nella zona di Monte Sole. I primi due furono arrestati a Pioppe di Salvaro, mentre aiutavano le persone bisognose e vulnerabili, accusati di collaborare con la Resistenza. Il terzo, parroco di San Martino di Caprara e Santa Maria Assunta di Casaglia, fu catturato mentre proteggeva la sua comunità.
Da Nembro una delegazione di 70 persone
Il pullman partito da Nembro intorno alle 10 ha portato nel capoluogo emiliano 50 persone, cui si sono aggiunte altre auto, per un totale di circa 70 presenze dalla Valle Seriana. «Padre Martino è morto con la gente indifesa» ha commentato l’arciprete plebano di Nembro don Antonio Guarnieri, che proprio domenica compiva 67 anni: «Il pastore che non abbandona il gregge è la testimonianza che dobbiamo raccogliere ancora oggi». Ad accompagnarlo sono giunti anche il vicario don Alberto Mascheretti, don Leonardo Zenoni (vicario di Seriate), padre Mario Gritti (dehoniano) e Fra’ Giorgio Stancheris (vicario al Convento dell’Annunciata in Val Camonica), nativi di Nembro.
In rappresentanza dell’amministrazione comunale c’erano il sindaco Gianfranco Ravasio, l’assessore Floria Lodetti, il consigliere Nicola Persico.
«Restarono con la propria comunità»
A presiedere la concelebrazione eucaristica c’era il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le cause dei Santi, e concelebrata dal cardinale e arcivescovo metropolita di Bologna Matteo Maria Zuppi (che, durante il rito, ha salutato la delegazione bergamasca), il cardinale salesiano Ángel Fernández Artime, insieme a don Fabio Attard, Rettor maggiore della Congregazione salesiana, e Padre Carlos Luis Suàrez Codorniù, Superiore generale della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. Erano presenti monsignor Francesco Beschi, in rappresentanza della Diocesi di Bergamo, il bergamasco monsignor Natale Paganelli (vescovo saveriano), il vescovo di Faenza monsignor Michele Morandi. «Un grande giorno per tutta la Diocesi - ha detto Beschi - e avremo più avanti la possibilità di celebrare a Bergamo la testimonianza di Padre Martino. Non viviamo gli stessi tempi, ma quel coraggio evangelico ci è richiesto anche oggi».
«I tre martiri di Monte Sole - ha sottolineato il cardinal Semeraro nell’omelia - si sono messi nella condizione di servi, come Gesù aveva fatto. Anziché fuggire, decisero di restare con le proprie comunità».
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