Ai profughi siriani l’aiuto di una piccola, grande associazione

IL PREMIO. «Support and Sustain Children» ha vinto nella categoria «Cuore Bergamasco». Nata nel 2013 su spinta della presidente Arianna Martini. Ora in Africa.

«Support and Sustain Children» è una piccola associazione di Verdellino, nata nel 2013 su spinta della presidente Arianna Martini che dopo lo scoppio della guerra in Siria sentì il bisogno di fare qualcosa per quelle terre. Da 10 anni l’associazione opera sia sul territorio siriano che all’interno di un campo profughi in Turchia al confine con la Siria per rispondere ai bisogni della popolazione attraverso specifici progetti di sostegno e sviluppo. Lo scorso 5 dicembre l’associazione ha ricevuto il Premio Bergamo Terra del Volontariato promosso da Csv Bergamo, Fondazione della Comunità Bergamasca, L’Eco di Bergamo e Provincia nella categoria «Premio Cuore Bergamasco».

La scelta è stata così motivata dalla giuria: «Support and Sustain Children è una piccola associazione con sede a Verdellino che si impegna per portare aiuti agli sfollati siriani in Turchia, in un territorio dove pochissime organizzazioni riescono ad entrare e ad operare. La giuria ha scelto di premiarli per la capacità di mantenere alta l’attenzione su una di quelle situazioni di conflitto che oggi sono ormai dimenticate e per il racconto pubblicato sulla pagina “Volontariato. Le Buone Notizie” di L’Eco di Bergamo del 16 marzo 2023 che ha trasmesso come l’azione volontaria possa fare la differenza nelle vite delle persone che si trovano in situazioni di estrema difficoltà».

«L’associazione è nata nel 2013 su mia spinta: dopo lo scoppio della guerra in Siria sentii il bisogno di fare qualcosa e con un gruppo di amici ci siamo autotassati e siamo partiti - racconta Martini -. Dopo questa prima missione abbiamo capito di cosa poteva esserci bisogno, abbiamo raccontato ad altri quello che abbiamo visto soprattutto attraverso i social, la gente ha iniziato a volerci aiutare e così siamo diventati prima comitato e poi associazione». Negli anni l’associazione è cresciuta, adottando un campo profughi al confine tra Siria e Turchia e sostenendo una clinica pediatrica in Siria nella zona colpita dal terremoto del febbraio scorso.

La crescita dei progetti

«Da dopo il terremoto - prosegue Martini - abbiamo più che duplicato i nostri progetti: abbiamo iniziato con il sostenere le vittime del sisma dopo la prima emergenza, che però non è mai passata perché quelle persone non hanno più una casa in uno Stato dove non esiste più lo stato sociale, c’è poco lavoro, non c’è istruzione e nessuna ricostruzione. Con il nostro team locale abbiamo individuato le categorie più fragili e individuato 150 famiglie a cui abbiamo consegnato e arredato le tende. Da quel momento mensilmente li teniamo in vita. Questo non ha niente a che vedere con lo sviluppo, ma solo con la gestione dell’emergenza». Che è resa possibile grazie ad un team locale molto efficace, che coordina tre piccoli campi da 50 tende ciascuno. Il problema principale in quella zona è l’approvvigionamento dell’acqua e l’associazione ha quindi provveduto a fornire taniche molto capienti, ora i volontari stanno pensando a come affrontare l’inverno. Al campo in Turchia, invece, l’associazione sostiene i bisogni dei profughi siriani e negli anni è riuscita ad attivare una scuola. Qui l’associazione porta anche cure mediche perché a missioni alterne partecipano anche dei medici volontari. «In Siria abbiamo anche una piccola clinica che si appoggia ad un partner locale che stiamo via via implementando. Lo scorso giugno abbiamo anche aperto un centro di protezione per la donna che offre sia supporto psicologico che attività di formazione». Un’attenzione particolare è, infine, rivolta agli orfani, in Turchia sostenuti attraverso la formula dell’adozione a distanza mentre in Siria con fondi dell’associazione.

«Quello che non è mai cambiato in questi dieci anni è che partiamo tutti i mesi per seguire, insieme al nostro team locale, i progetti sul posto». Oggi l’associazione conta dieci soci volontari e due persone componenti dello staff: tra questi alcuni partono in missione, mentre altri si impegnano in Italia per garantire tutto il necessario, dalla comunicazione alla contabilità. Per il 2024 Support and Sustain Children ha in serbo una grande novità: nei mesi scorsi alcuni volontari hanno realizzato due missioni esplorative in Madagascar e presto avvieranno dei progetti anche su quel territorio.

La povertà in Madagascar

«Il Madagascar è uno dei Paesi più poveri al mondo e abbiamo scelto di iniziare a muoverci anche lì perché c’è una grande necessità che qualcuno porti progetti di sviluppo. Se ci si sposta dalle zone turistiche e si va verso Sud si incontra una siccità tremenda e si vedono situazioni estreme. Non c’è acqua, i villaggi sono fatti di cannette, si mangia solo manioca, non ci sono possibilità di praticare agricoltura o allevamenti». Nei villaggi visitati da «Support and Sustain Children» le persone di notte (perché di giorno fa troppo caldo) percorrono 15 km a piedi per andare alla fonte d’acqua, acqua che molto spesso è sporca e inquinata. «Abbiamo individuato due villaggi dove poter iniziare a lavorare. Abbiamo già acquistato per loro una grossa cisterna che viene riempita settimanalmente. Ora vorremmo scavare un pozzo, così da poter riavviare l’agricoltura. Poi penseremo al resto: non si può pensare alla scuola o alle cure mediche se prima non li aiutiamo a sopravvivere. In questi anni abbiamo imparato due cose: che se si vuole cambiare bisogna partire dal basso e che per produrre cambiamento bisogna essere presenti, non gestire dalla distanza». Per saperne di più visitare il sito www.supportandsustainchildren.org.

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