Uildm, guardare il mondo da un altro punto di vista

I LABORATORI. Ai Cre delle parrocchie di Monterosso e di San Paolo.

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Ci sono giochi in cui si prova a disegnare senza usare le mani. Altri in cui, con gli occhi bendati, si deve raggiungere un suono affidandosi soltanto alla voce di un compagno. E poi c’è una città da immaginare, progettando marciapiedi accessibili, semafori sonori e spazi in cui nessuno resti escluso. Non sono semplici attività ricreative, ma occasioni per guardare il mondo da un altro punto di vista.

È questa l’idea alla base dei laboratori che, tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio, Uildm-Unione italiana lotta alla distrofia muscolare di Bergamo ha proposto ai Centri ricreativi estivi delle parrocchie di Monterosso e di San Paolo, coinvolgendo decine di bambini della scuola primaria in un percorso sull’inclusione. «La nostra missione - racconta Giovanna Asperti, insegnante in pensione e volontaria Uildm - è far scoprire ai bambini che ognuno ha abilità diverse e che l’inclusione nasce da piccoli gesti. Per questo lavoriamo soprattutto attraverso il gioco». Così i partecipanti scoprono che si può disegnare con i piedi o con la bocca oppure che, quando non si vede, diventa fondamentale fidarsi di chi accompagna: «Solo dopo l’attività ci sediamo in cerchio e riflettiamo insieme su ciò che abbiamo vissuto».

Al centro le nuove generazioni

Al centro ricreativo di San Paolo i laboratori (organizzati con il patrocinio della Provincia) prendono invece spunto da una filastrocca dedicata all’inclusione e scritta da Giovanna Fidone, in cui alcuni animali rischiano di essere esclusi perché considerati «troppo diversi». Attraverso il racconto e alcune attività, i bambini riflettono sulle emozioni di chi resta fuori e sulle barriere, non solo architettoniche ma anche sociali. Per Uildm questi incontri non sono un episodio isolato, ma si inseriscono in un percorso di sensibilizzazione che l’associazione porta avanti durante l’anno nelle scuole. «È uno dei primi punti del mio mandato come presidente - spiega Matteo Gualandris -. Crediamo che il cambiamento parta proprio delle nuove generazioni. Vogliamo aiutarli a capire che una persona può avere una limitazione fisica, ma continua ad avere capacità, talenti e un valore che non dipendono dalla sua disabilità, e vanno ben oltre».

L’esperienza insegna che proprio i più piccoli sono spesso i più pronti ad accogliere questo messaggio: «Fanno domande dirette, ma senza pregiudizi - prosegue Asperti -. Dobbiamo coltivare questa naturale apertura, perché la ricchezza della diversità si impara fin da bambini». Una convinzione condivisa anche da Gualandris che rivela un desiderio sempre per questa estate: «Mi piacerebbe organizzare col nostro gruppo di giovani serate o momenti conviviali per stare insieme e trascorrere qualche ora in leggerezza».

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