«Vi racconto le mie notti al gelo». Don Visconti: «Per chi non ha dimora l’emergenza è tutto l’anno»

LE STORIE. Da 10 anni dorme in un rifugio segreto tra le Mura. La storia di uno dei tanti clochard sostenuti dalla Caritas di Bergamo. Don Claudio Visconti di Bergamo: «Ecco tutti i servizi in campo».

Un giorno di dieci anni fa ha aperto la porta di casa e uscendo ha detto solo due parole: «Io vado». Con sé un ricambio d’abito, la carta d’identità e la patente, pochi risparmi. Si è lasciato alle spalle una famiglia - la mamma e sei fratelli, un papà perso da piccolo, a 8 anni -, si è portato dietro solo la volontà ferma di non tornare più indietro. Di essere una volta per tutte «libero». Neppure la città di ghiaccio di questi giorni gli fa cambiare idea. Neppure il freddo gelido che è arrivato imprevisto e inesorabile nelle ossa di chi vive il giorno e la notte sulla strada. Senza una casa. Senza un lavoro. Senza affetti. Libero. Già. In queste notti i dormitori, che riescono a dare ospitalità almeno a 150 persone, sono tutti pieni. La lista d’attesa è lunga e c’è chi dorme in strada. Almeno una trentina di persone senza contare quelli che si riparano nelle case abbandonate.

«Tutti gli anni fa freddo, ma aspettano il gelo per ricordarsi di noi» dice Alfredo. Imbianchino per 30 anni La sua storia, una tra tante, tutte diverse l’una dall’altra. «Volevo tutta la libertà possibile» spiega. La strada, all’inizio, sembra regalarla tutta quella libertà. «Sono partito, prima per Padova, poi Modena, Bologna, Milano, Como» e i nomi delle città si susseguono in lunghi viaggi in treno e notti sotto le stelle di un’estate del 2001. «Partivo e non dovevo tornare da nessuna parte, potevo stare in quella città quanto volevo oppure andarmene in un’altra, nessun legame a trattenermi» racconta. Così è stato per almeno otto anni. Prima era imbianchino per un’impresa edile: lo stesso lavoro per 30 anni. Alfredo è un bergamasco «fatto e finito».

A 47 anni però ha pronunciato quel «Io vado» senza un’apparente spiegazione. O almeno una motivazione non l’ha mai data neppure a chi sulla strada gli ha teso più volte una mano come gli operatori del Servizio Esodo di don Fausto Resmini. «Per me la strada è stata una scelta».

«Chissà però magari domani cambierò vita», dice Alfredo, e quel domani non è mai oggi. Non diventa mai veramente futuro. «È vero, uno si abitua alla strada, a volte ti fa passare la voglia di alzarti la mattina, ma vedremo...» racconta strofinandosi la fronte con il pollice e l’indice. Il volto arrossito e screpolato, un grosso maglione di lana e un montone di pelliccia. Pantaloni di velluto e camicia fresca di bucato. «Secondo te ce la potrei fare?» dice rivolgendosi a Fabio Defendi, il coordinatore del Servizio Esodo, che da anni presta servizio alla stazione autolinee. Il rifugio tra le Mura Da due anni vive a Bergamo. Per un po’ ha trovato posto al Galgario, il dormitorio della Caritas, poi a Sorisole, nella casa del Patronato, ma anche da lì un bel giorno se n’è andato. Ora il suo rifugio è in Città Alta. Segreto. Anzi segretissimo. «Posso solo dire che è tra le Mura».

Neppure gli educatori lo sanno. «Lo divido con un altro, Luigi: ci salutiamo la mattina e ci rivediamo la sera. Così, senza troppi legami si sta bene» racconta. «In queste sere fa freddo, freddissimo, stanotte l’ho proprio sentito ? spiega ?: se riesco mi procuro qualche coperta in più. Ne ho già quattro o cinque. Non dico dove è il mio rifugio non tanto per i controlli della polizia ma perché magari poi arrivano degli altri. Magari qualcuno violento. Per ora, in tanti anni, mi è sempre andata bene. La notte, quando vado a letto, mi tolgo maglione e pantaloni. Qualche regola ci vuole». Il rifugio è a prova di neve. «È riparato, non ci piove e risparmia dall’aria». Trovare un rifugio è la prima cosa che ha imparato a fare in dieci anni da clochard. «Quando arrivo in una città, in stazione riconosco le facce di chi vive in strada. Chiedo il posto dove andare a mangiare, a lavarmi, per dormire mi arrangio, trovo lo stesso. Mi faccio i fatti miei. I primi mesi sono i più difficili. Ti devi abituare a trovare un posto per lavarti, andare in bagno. Trovare il cibo. Giro sempre senza soldi. Alcuni bevono, si fanno. Io no. Ma è difficile. Dopo i primi tempi tanti cedono. Non te ne accorgi neppure».

Dopo sei anni gli educatori di strada sono riusciti in un’impresa quasi impossibile: fargli la carta d’identità. «La residenza? Nella via del municipio del mio paese» racconta Alfredo. Il prossimo passo, una casa? «No, la patente». Un sogno? «Tornare a pescare» ma non abbastanza forte per cambiar vita. Per ritornare sotto un tetto. «Sulla strada ho imparato a riconoscere le persone, a capirle subito ? racconta ?. Adesso ci sono tanti anziani, ma anche tanti neri, marocchini, gente che aveva il lavoro e che ora te le trovi alla mensa». Le sue giornate passano tra la biblioteca (la «Tiraboschi» la più gettonata), i musei («mi piace l’arte basta che sia gratis») il punto sosta della Caritas («ma è sempre pieno»), il pranzo ai Cappuccini e la cena in stazione. C’è una strana routine che ti divora nella vita di strada. «Vedo il telegiornale, leggo i giornali, cerco di non pensare. Tutti gli anni fa freddo, ma aspettano il gelo per ricordarsi di noi».

L’emergenza c’è tutti i giorni, non certo solo ora che nevica. È quanto ripetono gli operatori delle strutture che accolgono la notte i senza tetto. I dormitori sono pieni tutto l’anno e con l’arrivo del gelo e della neve il lavoro degli operatori che si dedicano all’assistenza di chi non ha una dimora, non cambia: si fa tutto il possibile affinché le persone possano dormire in un luogo caldo e all’asciutto. I posti letto al Galgario Al dormitorio Galgario sono una settantina i posti letto disponibili: 40 sono gestiti dalla Caritas diocesana e sono dedicati ai senza fissa dimora, 22 sono gestiti dall’Ufficio immigrazione del Comune di Bergamo per gli immigrati, altri 4 sono per le emergenze notturne segnalate dal camper del Servizio Esodo e 8 posti, invece, sono dedicati ai profughi dell’emergenza Nord Africa. Sempre in città, inoltre, è ancora la Caritas a gestire i dormitori Elba e Palazzolo con altri 8 posti letto ciascuno, mentre a Sorisole il Patronato San Vincenzo accoglie circa 45 persone a notte. «L’emergenza è tutto l’anno»

Tutti questi luoghi sono sempre al completo, tanto che il direttore della Caritas, don Claudio Visconti afferma: «Non è corretto parlare di emergenza-freddo perché allora l’emergenza sarebbe tutto l’anno. Solo al dormitorio Galgario, in un anno, accogliamo circa 600-650 persone. Ognuna di loro accede al servizio per un periodo determinato che può essere di qualche settimana o qualche mese». Situazione simile anche al Patronato San Vincenzo di Sorisole. «I posti a disposizione sono tutti occupati e abbiamo anche aggiunto qualche letto nel corridoio ? conferma don Fausto Resmini, responsabile del Servizio Esodo ?. L’emergenza è quotidiana e non è più legata al freddo». Insomma, con l’arrivo dell’inverno i dormitori si riempiono e spesso sono persone che accedono a questi servizi da diverso tempo. Tuttavia una situazione nuova che si è presentata con la crisi, seppur per fortuna limitata nei numeri, è il caso di alcuni immigrati che sono a Bergamo da anni, ma avendo perso il lavoro e di conseguenza la casa e aver rimandato la famiglia nel Paese d’origine, si ritrovano a chiedere un posto letto per la notte.

La notte in strada E nonostante il freddo, c’è chi continua a dormire in strada. Sono circa una trentina di persone, senza contare coloro che passano la notte nelle case abbandonate o sui treni. «C’è chi rimane fuori, per scelta o perché non trova posto. Molti sono sotto la tettoia della stazione delle autolinee ? continua don Resmini ?. Noi diamo delle coperte pesanti e offriamo qualcosa di caldo. Queste persone camminano durante la giornata in cerca di qualcosa da mangiare, da bere, da fumare e la sera abitano la stazione: anche se si sono adattati a questa situazione, non dobbiamo dimenticare la sofferenza che c’è dietro questa condizione di vita». «Ragionare in termini di emergenza non serve a nulla ? conclude don Visconti -. Ben venga se, con il freddo, provoca i nostri cuori e ci fa porre l’attenzione verso queste persone».

© RIPRODUZIONE RISERVATA