Stanze in affitto, è boom: in 7 anni +168% di contratti

LA TENDENZA. Nel 2025 a Bergamo una nuova locazione su tre è stata di questa tipolologia. Le richieste arrivano non solo dagli universitari, ma anche dai lavoratori.

Quando il budget non basta per un intero appartamento, si finisce col cercare una stanza. Accade sempre più spesso, e per profili diversi: non solo per gli studenti universitari, certo più abituati a questa soluzione per uscire di casa, ma ormai pure per i lavoratori. Perché se gli affitti corrono e gli stipendi non tengono il passo, allora la casa diventa un miraggio.

Secondo l’analisi del «Sole 24 Ore» basata sui dati dell’Agenzia delle entrate, nel 2025 nella città di Bergamo sono stati stipulati 2.134 nuovi contratti di locazione che hanno riguardato solo una «porzione di abitazione»: fuori dalle definizioni burocratiche, è la fattispecie che porta all’affitto di una stanza. E cresce a ritmo martellante, questa tendenza: nel 2018 erano stati solo 796 gli accordi di questo tipo, in sette anni l’incremento è stato del 168%. Tanto che, con riferimento allo scorso anno, un nuovo contratto d’affitto in città su tre ha adottato proprio tale formula.

«Nuove esigenze abitative»

Nel calderone dei numeri rientrano situazioni variegate, sia per quanto concerne la domanda – dagli universitari ai lavoratori, appunto – sia per l’offerta abitativa: nella gran parte dei casi si tratta di interi appartamenti che vengono riconvertiti alla locazione «spezzettata» su più stanze per più coinquilini, ma non mancano proposte nelle quali l’affittuario convive – ovviamente in un’altra camera – con il proprietario dell’immobile, che ne mette a reddito una parte ma continua ad abitare lì.

«Il tema si ricollega alle nuove esigenze abitative, al centro del dibattito in tutta Italia e negli altri Paesi d’Europa», premette Gianfederico Belotti, agente immobiliare e direttore di «Valore Casa&Terreni», ricollegandosi alle proteste che stanno scuotendo la Spagna. «La ricerca di una stanza è ancora più marcata nelle metropoli dove la tensione è forte, come Milano, e interessa gli studenti ma non solo. Tra gli occupati, il fenomeno si nota in particolare tra fine agosto e inizio settembre quando prendono servizio i lavoratori dell’istruzione, che hanno parecchia difficoltà nel reperire un alloggio: dalla gioia dell’incarico si passa in fretta al malessere per questa ricerca spasmodica – prosegue Belotti –. Chiaro, le stanze non sono sistemazioni autonome e si arriva a condividere il proprio spazio con altre persone. Soprattutto per chi ha già una certa età, è un’opzione che può creare disagi».

Gli annunci si moltiplicano

Basta scorrere i social – e nello specifico le bacheche dei gruppi su Facebook – e nelle scorse settimane gli annunci di questo tipo sembravano essersi moltiplicati: oltre al capoluogo, le proposte toccano molti Comuni dell’hinterland, con prezzi spesso superiori ai 500 euro mensili. «Il mercato di questi annunci non è di competenza delle agenzie immobiliari – specifica Belotti –, è un canale parallelo in mano al privato che è proprietario della casa. L’abitazione oggi è un grosso problema, specie per i dipendenti pubblici che provengono da fuori regione: il costo della vita si fa sentire, questo è l’elemento cruciale, insieme alla carenza di immobili».

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